Fisco Evasione, niente carcere se non supera i 200 mila euro

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Non solo l’elusione fiscale non sarà più un reato penale. Anche per l’evasione, o almeno per alcune fattispecie, il governo è pronto a mettere un freno alle procure, lasciando che a colpire i contribuenti infedeli sia solo il Fisco. Le novità sono contenute nell’ultima bozza del decreto legislativo sull’abuso del diritto, che Il Messaggero ha potuto visionare, e che dovrebbe approdare in consiglio dei ministri la prossima settimana. In realtà Matteo Renzi, che sulla semplificazione fiscale per le imprese punta molto per attirare investimenti esteri, aveva indicato questa settimana come quella utile per approvare il provvedimento che giace da mesi nei cassetti del ministero del Tesoro. Ma sulla bozza sono ancora in corso riunioni (l’ultima ieri) tra ministero, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. L’articolo 4 della bozza del provvedimento prevede che nel caso di dichiarazione infedele, il reato penale scatti solo dopo il superamento della soglia dei 200 mila euro. Attualmente questo tetto è molto più basso, 50 mila euro. In precedenza era di 200 milioni delle vecchie lire, 103 mila euro, ma fu ridotto dall’ex ministro Giulio Tremonti in una delle ultime manovre di finanza pubblica da lui firmate. Per chi deciderà di collaborare con il Fisco, sottoponendosi al tutoraggio dell’Agenzia delle Entrate, il tetto oltre il quale scatta il reato penale sarà ancora più alto: 400 mila euro. Non solo. Non sarà più considerato reato nemmeno la non corretta classificazione nel bilancio di oneri deducibili reali.
COSA CAMBIA
Significa che se nei conti viene indicato un costo realmente sostenuto, ma che il Fisco non considera deducibile, non potrà scattare la denuncia penale. Su questo punto, tuttavia, ci sarebbero ancora dei dubbi dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, che avrebbero chiesto di rivedere la norma. Anche le frodi fiscali subiranno una modifica. Per contestarle non basterà una falsa rappresentazione delle scritture contabili, ma bisognerà dimostrare che sono state compiute operazioni simulate «oggettivamente o soggettivamente», avvalendosi di «documenti falsi o altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l’accertamento». Confermata la non punibilità penale delle false fatture inferiori a mille euro. Altra novità è che i beni (escluso denaro e titoli), sequestrati dalla magistratura nell’ambito di indagini fiscali, potranno essere affidati alla gestione dell’Agenzia delle Entrate e del Demanio invece che agli amministratori giudiziari. L’impianto del decreto, per il resto, conferma quanto riportato ieri da Il Messaggero. L’elusione fiscale non sarà più reato penale, ma sarà sanzionata solo amministrativamente. Il decreto precisa che se un’impresa può scegliere tra due regimi fiscali, è lecito utilizzare quello più conveniente. Un’operazione, poi, non può essere considerata «abusiva» se ha non marginali motivazioni economiche. Limitato anche l’uso del raddoppio dei termini di accertamento. Il Fisco potrà ottenere questa sorta di «extra-time» per le sue indagini, solo se la denuncia penale sarà fatta entro i termini naturali dell’accertamento. La norma è in parte retroattiva, coprendo anche le violazioni commesse prima dell’entrata in vigore del decreto, ma solo se non è stato notificato l’avviso. Anche su questo punto l’Agenzia delle Entrate avrebbe delle perplessità. Per il principio del «favor rei» potrebbero cadere numerosi contenziosi in corso.

Il Messaggero