Fiducia sulle Unioni civili, rivolta a Montecitorio

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Se tutto andrà secondo il sapiente (e un po’ rigido) copione scritto dal premier Renzi oggi le unioni civili faranno ingresso nella giurisprudenza italiana sotto una grandinata di polemiche. Si vota la fiducia posta dal governo sul ddl Cirinnà ed entro la sera, o al massimo domani, si svolgerà il voto finale sul provvedimento. Sebbene la fiducia fosse ormai scontata, era stato lo stesso presidente del Consiglio ad annunciarla, le parole di Maria Elena Boschi hanno suscitato la dura reazione delle opposizioni.

È sul fronte politico che si consuma lo strappo più profondo tra opposizioni e governo: mentre Forza Italia invoca l’intervento del Colle, nel mirino di Lega, 5 Stelle e fittiani finisce proprio la ministra delle Riforme, destinataria di parole al vetriolo. La Boschi difende la fiducia e rivendica come un «risultato e un traguardo storico» l’approvazione della legge sui diritti per le coppie omosessuali. La titolare delle Riforme ha replicato alla Cei: «Porre la fiducia assume per questo governo un significato politico», perché l’agenda dell’esecutivo è incentrata anche «sui diritti». Simone Baldelli, esponente azzurro e vicepresidente della Camera, commentando il respingimento in Aula della richiesta di stralcio da lui formulata ha detto: «Abbiamo voluto lanciare un allarme che è stato condiviso anche da chi, come ad esempio l’onorevole Capezzone, pur essendo favorevole al riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, giudica illiberale inserire norme che introducano tutti i vincoli e gli obblighi del matrimonio per quelle coppie eterosessuali conviventi che abbiano scelto liberamente di non sposarsi». Daniele Capezzone, deputato Conservatori e Riformisti ha ribattuto: «Baldelli ha posto in Aula una questione sacrosanta, relativa in questo caso alle convivenze eterosessuali, e ben volentieri gli ho espresso la mia condivisione».

La ministra Boschi, è rea per Maurizio Bianconi (Cor) di alzarsi subito dopo l’annuncio della fiducia e andarsene, senza avere neanche il rispetto di ascoltare gli interventi in Aula. Per il grillino Alfonso Bonafede «il problema non è quando il ministro Boschi esce dall’Aula, ma quando entra in Aula». Ormai, ha aggiunto il grillino, «abbiamo capito che questo governo intende il Parlamento come uno zerbino mentre sorride a petrolieri e lobby, e trova favore in una maggioranza di parlamentari che dovrebbero sentirsi in dovere di difendere il dibattito in aula e non sentire come priorità ubbidire a un capo padre padrone abituato a calpestare il Parlamento». Le accuse più pesanti sono quelle del leghista Massimiliano Fedriga, che definisce i parlamentari della maggioranza come «servi della gleba, pronti ad applaudire la ministra». Per Renato Brunetta «siamo in una deriva autoritaria. Va posta la questione al Presidente della Repubblica. Ignobile e aberrante l’uso squadristico della questione di fiducia per soffocare il dibattito parlamentare».

Il Tempo