FI sbanda sulle riforme Berlusconi: il patto regge Ma intanto dà un segnale

BERLUSCONI

In una sola mossa, ha avviato la manovra finalizzata a ricompattare Forza Italia, in attesa della federazione del centrodestra, e con l’altra ha inviato un messaggio al leader pd Matteo Renzi. Non è stato certo un caso se lunedì sera, il capogruppo forzista al Senato Paolo Romani, quando si è trattato di votare il calendario dell’aula, ha allineato tutti i suoi senatori sulle posizioni dei dissidenti. Un “no” bello tondo che ha fatto passare la nuova programmazione dei lavori con appena cinque voti di scarto. La linea sarebbe arrivata direttamente da Palazzo Grazioli, per il tramite di una telefonata di Giovanni Toti a Romani: il patto del Nazareno non scricchiola, ma «quel calendario è insopportabile», avrebbe detto il consigliere politico berlusconiano.
«PD DILETTANTI»

Prevedibilmente, il voto di Fi ha disturbato il gotha democrat, se ieri il vicesegretario Lorenzo Guerini ha chiamato il braccio destro del Cavaliere Denis Verdini, per lamentarsi: «Che cosa avete fatto?». Da parte forzista, però, hanno fatto spallucce: «I piddini ci hanno fatto la figura dei dilettanti allo sbaraglio. Berlusconi così li ha sollecitati a essere più accorti», spiegava ieri una fonte parlamentare forzista. Soprattutto mentre torna ad accarezzare il sogno della grazia e di una ricandidatura. Al tempo stesso, Berlusconi ha così evitato di spaccare il partito su un elemento in fin dei conti non dirimente, il calendario appunto. L’altro obiettivo del Cavaliere, infatti, sembra essere quello di mettere al riparo il partito da fratture interne, laddove l’interlocutore Ncd sembra diviso tra chi vorrebbe tornare all’ovile e chi rifiuta una posizione di subalternità, a cominciare dal leader Angelino Alfano. E se lunedì Pier Ferdinando Casini ha avuto un colloquio con il Cavaliere sulle sorti del centrodestra, è da Forza Italia che Berlusconi intende ripartire. Ma per mettere in sicurezza il partito, deve tappare le falle e i possibili focolai di crisi.
A cominciare da quella pattuglia di malpancisti che sognano un Senato elettivo e che si identificano con l’europarlamentare Raffaele Fitto, in freddo con il Cavaliere sin dalla sua candidatura a Bruxelles. Ad avviare il disgelo, la telefonata di Fitto subito dopo l’assoluzione del leader al processo Ruby, venerdì scorso. «Voglio parlare con te, da solo», gli avrebbe detto Berlusconi. I due dovrebbero incontrarsi stamattina, a Palazzo Grazioli, «per un chiarimento sul nodo delle riforme». E delle primarie. Berlusconi, insomma, sceglie di lavorare nell’ombra, rifuggendo le apparizioni pubbliche: ieri ha disertato anche la riunione dei falchetti di Daniela Santanchè. Qualcuno lo chiama «effetto Coppi», lo stile del profilo basso che ha garantito la vittoria in tribunale, ora testato anche in politica.

Il Messaggero