FI, pace fatta sulle liste E Berlusconi avverte «Ora opposizione dura»

SILVIO BERLUSCONI 6

ROMA A vent’anni dalla vittoria di Forza Italia nel 1994, Silvio Berlusconi non festeggia. E non va neppure in televisione, come aveva progettato, perché i suoi avvocati, alla vigilia della decisione dei giudici di Milano sull’affidamento ai servizi sociali o ai domiciliari, gli hanno sconsigliato di esibirsi nell’ennesima intemerata contro i giudici. In compenso, accetta di occuparsi finalmente dei criteri per le liste per le Europee e, a questo scopo, convoca per la prima volta l’ufficio di presidenza appena nominato. Accorrono tutti e si stupiscono del fatto che il leader li inviti a votare sul metodo per affrontare al meglio il voto di maggio. Il risultato è comunque una decisione unanime: della composizione delle liste dovrà occuparsi soltanto Berlusconi che, da parte sua, ha accettato con piacere e ha stabilito le prime regole. Innanzitutto che chi ha intenzione di candidarsi, se parlamentare italiano, dovrà lasciare lo scranno alla Camera o al Senato.

GLI EQUILIBRI
Norma dedicata specialmente a Raffaele Fitto, il quale aveva già detto di essere pronto a rinunciare al seggio da deputato per andare a misurarsi nella corsa per il Parlamento europeo. Voglia di contarsi e di far pesare i suoi voti? Il leader pugliese assicura di no e in un accorato intervento spiega ai colleghi forzisti di volersi solo «mettere a disposizione del nostro leader e del partito». Scuse accettate. Berlusconi, probabilmente, lo farà candidare, mentre per Claudio Scajola non sembrano invece esserci possibilità. Anche perché ieri la Procura è ricorsa contro l’assoluzione per la vicenda della casa di Anemone con vista sul Colosseo.
Non che le disgrazie giudiziarie impressionino più di tanto l’ex Cavaliere, che, anzi, ha sempre simpatia per le vittime di certi eccessi della magistratura. Tuttavia, a Scajola ha detto no, forse perché ulteriormente indispettito dall’ennesima seccatura giudiziaria che ieri gli è piombata addosso, visto che dovrà testimoniare a Bari nel processo sulle escort a carico di Giampaolo Tarantini.
E con il neonato ufficio di presidenza Berlusconi ha precisato di «continuare ad appoggiare Renzi sulle riforme», ma di «volerlo contrastare sulla politica economica». Anche perché gli ultimi sondaggi non lasciano tranquilli il leader e i suoi fedelissimi: da qui il rilancio di un’opposizione al governo molto più decisa.

LA CAMPAGNA
L’ex premier ha poi chiarito che nel simbolo di FI ci sarà il nome Berlusconi e il richiamo all’Europa e ha comunicato lo slogan: «Più Italia in Europa». Punti forti della campagna elettorale, rinegoziazione del fiscal compact, allentamento del vincolo del 3% del rapporto deficit-Pil e il cambiamento della struttura della governance e delle politiche monetarie della Banca Centrale Europea. Inoltre, come hanno suggerito Gasparri e Tajani,contrasto alla politica della Germania per battere Martin Schulz, candidato dal Pse e molto sponsorizzato da Renzi. E, passando ad analizzare il profilo del candidato ideale, l’ex premier ha ribadito ai suoi di voler schierare «facce nuove e chi si è già fatta una solida esperienza in Europa». I nomi sono sempre gli stessi: il vicepresidente della Commissione Ue Antonio Tajani, nella circoscrizione Centro, Giovanni Toti nel Nord Ovest, forse Raffaele Fitto al Sud. Si cercano candidati di peso per il Nord est e per le Isole. Preferiti giovani e donne. Ma, soprattutto, il presidente forzista ha raccomandato ai suoi «di dimenticare le beghe personali e mettersi a lavorare». Preoccupazione più che legittima, visto che il partito è squassato in Campania, dove Cosentino minaccia di correre da solo, in Sicilia e perfino nel Lazio dove un bel numero di amministratori locali è passato con il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano.

IL MESSAGGERO