FI, la rivolta di Fitto: no al soccorso azzurro così ci suicidiamo

PALAZZO CHIGI - CONFERENZA STAMPA DOPO L'INCONTRO TRA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E IL PRIMO MINISTRO IRLANDESE, PRESIDENTE DI TURNO DELL'UE

Un altro scontro. Forse il più duro. Si conclude così l’ennesimo faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Raffaele Fitto ieri pomeriggio, dopo il confronto tra il leader di Forza Italia e il premier Renzi, durante il quale viene dato il via libera all’Italicum. Una decisione che Fitto e i suoi non condividono, anche se il leader forzista spiega che cambiare la legge elettorale «può aiutare a sconfiggere la frammentazione del sistema politico e a raggiungere quel bipartitismo che è la migliore soluzione per governare l’Italia». E sarebbe «un bene per il centrodestra», perché lo costringe a superare gli egoismi e a riunificarsi «quasi per legge». E’ anche molto utile, assicura l’ex Cavaliere, «che la nuova legge sarà applicabile tra un anno e otto mesi, periodo sufficiente alla maturazione dei movimenti moderati e magari – si augura – per introdurre l’elezione diretta del presidente della Repubblica».
Queste le ragioni del sì di Berlusconi all’Italicum di Renzi. Che però non convincono venti senatori che votano contro. Fitto fa capire che porteranno tutto il loro disagio nelle aule del Parlamento. Si potrebbe addirittura realizzare una saldatura con la minoranza del Pd e con Sel, se è vero che i frondisti forzisti sono pronti oggi a votare gli emendamenti presentati da Miguel Gotor, contro i capilista bloccati. E lo scontro potrebbe arrivare a lambire il voto per il Quirinale. Fitto lo dice chiaro e tondo:«Quando arriveremo al voto sul nuovo Presidente della Repubblica ogni parlamentare farà le sue valutazioni».
LE TENSIONI

Si inasprisce anche il rapporto tra i due presidenti forzisti dei gruppi parlamentari. Paolo Romani infatti ieri ha dichiarato che «stante questa situazione politica in cui Renzi non ha più la maggioranza al Senato, riteniamo di sostituire i senatori che non concorrono all’approvazione della legge elettorale con i nostri. Ed è un dato politicamente rilevante concorrere all’approvazione di una legge elettorale che non ci piace del tutto». Apriti cielo. Il presidente dei deputati forzisti, Renato Brunetta, visto «il cambio di maggioranza», evoca addirittura una possibile crisi di governo con l’ingresso di Forza Italia nell’Esecutivo. Cosa che oggi farà presente a Berlusconi, durante la riunione alla Camera. E l’eurodeputato, a palazzo Grazioli, avrebbe ironicamente detto a Romani «di preparare l’abito blu per il giuramento».
E a far salire la tensione contribuisce anche il fatto che il leader forzista non presenzia alla riunione dei suoi senatori, lasciandone la gestione a Romani e a Verdini. Cosa che fa andare fuori dai gangheri i dissidenti del patto del Nazareno che, raccontano, avrebbero urlato in coro «Liberatelo».
LA BATTAGLIA

Maurizio Bianconi parla ormai di scissione. Ma Fitto frena «perché i nostri elettori non meritano questo. Continueremo la battaglia dentro Forza Italia». Certo è che i frondisti non voteranno «l’emendamento Esposito, il cosiddetto super canguro, per accelerare l’Italicum», garantisce il senatore frondista Augusto Minzolini.
La guerra è dunque dichiarata, proprio mentre Berlusconi e Alfano oggi tornano a incontrarsi per decidere insieme «il nome di un moderato per il Quirinale». Faccia a faccia che si annuncia meno incandescente di quello tra l’ex Cavaliere e Fitto, alla fine del quale l’ex governatore della Puglia, scuro in volto, scandisce: «Berlusconi sta commettendo un errore madornale. Sta svendendo Forza Italia a Renzi e sta suicidando 20 anni di storia del partito». E ancora: «Votare la legge elettorale così come la vuole il premier non è un graduale arretramento dal patto del Nazareno iniziale, è una resa totale e incondizionata».

Il Messaggero