FI, Berlusconi dà i 7 giorni a Fitto: o dentro o fuori E lui: «Ci cacci?»

SILVIO BERLUSCONI 2

Copione già visto. Smesso l’abito del padre della patria «pronto a fare le riforme per il bene del Paese», Silvio Berlusconi indossa di nuovo la maschera del combattente e annuncia ai parlamentari di Forza Italia il cambio di strategia, «un’opposizione a Renzi a 360 gradi». Non solo. In coda al suo intervento, questa volta scritto accuratamente, come per voler dare più ufficialità al proclama, va in scena un’altra cacciata dal partito. Questa volta il reprobo è Raffaele Fitto, colpevole di aver organizzato «azioni di disturbo che danneggiano la nostra immagine». E, per giunta, «di aver disertato i nostri appuntamenti, anche questa assemblea». I fittiani infatti non si presentano all’incontro di ieri con l’ex Cavaliere. Che, offeso, dà all’ennesimo ex pupillo, gli otto giorni.«Una settimana, due al massimo, e poi Fitto e i suoi devono decidere. O dentro o fuori», avverte.
IL DOCUMENTO

I forzisti recepiscono, anche se della cacciata non c’è traccia nel documento finale, e si preparano all’ennesima scissione. Ma con la memoria tornano allo storico «che fai mi cacci» di Fini, nel 2010, che sancì la fine del Pdl. Da allora in poi, la frana continuò con l’uscita di Angelino Alfano e dei suoi.Ora ci risiamo. Berlusconi intima: «Raffaele deve rassegnarsi, la minoranza può esprimere il suo dissenso, ma poi è la maggioranza che decide. E poi, mi domando dove può andare Fitto, che, come gli altri, potrà racimolare un risicato 1,3 per cento».
Il ribelle ex governatore della Puglia, che pure si aspettava l’intemerata, dopo aver aspettato invano una smentita da parte del leader, alla fine parla con toni che fanno capire che la scissione forse stavolta è inevitabile.«La domanda nasce spontanea, dopo l’ipotesi di una nostra cacciata. Perché? Perché facciamo opposizione? Perché abbiamo avuto ragione sulle riforme, e, purtroppo, su tutto il resto? Perché troviamo surreale il passaggio in due giorni da un forza Renzi a un forza Salvini? Per questo, meritiamo un processo popolare?». Tutto si deciderà nella convention dei ”ricostruttori” del 21 febbraio, che si annuncia già affollatissima, tanto che, rivela Fitto, «abbiamo dovuto affittare una sala molto più grande».
E dopo la messa all’angolo dei dissidenti, Berlusconi pare archiviare anche il patto del Nazareno, del quale si addossa con generosità tutta la responsabilità. «E’ stata colpa mia, solo mia, ma, comunque, non sono stato io a rompere i patti. Renzi con il suo fare autoritario e il Pd hanno cambiato le carte in tavola», afferma. Insomma, Verdini e Gianni Letta non hanno responsabilità del naufragio dell’intesa per le riforme.Tuttavia, il leader forzista non chiude del tutto la porta alla mediazione. Non a caso, ripete di voler approvare «solo quello che ci convince». E, alludendo alla riforma istituzionale e alla legge elettorale comunica che «decideremo in aula all’ultimo momento». Quindi, non tutto sembra perduto.
Per ora, però «Renzi è il nemico numero uno e di lui non c’è da fidarsi», ripete ai suoi. Ma sarà giusto invece fidarsi dell’altro Matteo, il Salvini della Lega Nord, che detta gli aut-aut, «o con noi, o con Alfano?». L’ex Cavaliere, che incontra anche la Meloni di Fratelli d’Italia, prova a rassicurare le truppe. «Siamo amici di Salvini – spiega- ma nessuno può lanciare diktat sui candidati e sui nostri alleati». Perciò, «sì all’alleanza in Veneto, ma senza rinunciare alla Campania».

Il Messaggero