FI apre ad Alfano: subito dopo l’estate consulta dei moderati La Lega all’attacco

ANGELINO ALFANO 4

Il silenzio è durato parecchi mesi. Ma ieri, letta l’intervista rilasciata al Messaggero da Angelino Alfano e in risposta ad una precedente chiamata del ministro per congratularsi per la sentenza Ruby, Silvio Berlusconi ha alzato la cornetta del telefono per parlare con il suo ex delfino, salutarlo e probabilmente dare l’avvio ad una fase di confronto e ricucitura. Del resto non è un segreto che, dopo il colpo di scena dell’assoluzione di Berlusconi nel processo Ruby, fra Forza Italia e l’Ncd si sono messe in moto le rispettive diplomazie. Già si parla della nascita di una Consulta comune subito dopo l’estate in vista del battesimo di una futura Federazione dei moderati.
All’ex Cav, del resto, non poteva non piacere l’invito di Alfano alla collaborazione e alla ricucitura che potrebbe consentirgli di vestire i panni di ”padre nobile” dei moderati. «Sta a Berlusconi – ha detto Alfano al Messaggero – decidere se essere protagonista del campo dei moderati o se relegarli nell’ininfluenza a causa di una posizione estremista». E ancora: «Forza Italia deve decidere con chi ricominciare a ricostruire e noi vogliamo costruire un grande partito con i centristi e i moderati nel nome del Ppe».
I NODI DA SCIOGLIERE
Restano tuttavia molti nodi da sciogliere. Alcuni impellenti. Come le modifiche alla legge elettorale con l’Ncd che chiede l’introduzione delle preferenze e la riduzione delle soglie di sbarramento. Entrambi sono piatti forti del menù elettorale di Forza Italia. Poi nell’orizzonte di una eventuale ricostruzione di un fronte comune del centrodestra potrebbero spuntare anche le primarie di coalizione che sia in Forza Italia che fra gli alfaniani trovano non pochi ”aficionados”. «Va cosruita una grande area di centro – chiosa Fabrizio Cicchitto dell’Ncd – Che oggi sta al governo per renderlo più innovativo e flessibile, per fare le riforme e che domani sia alternativo alla sinistra»,
Chi queste prove di dialogo proprio non le digerisce è la Lega Nord di Matteo Salvini, che ieri parlando al congresso federale della Lega, si sgancia da qualsiasi intreccio moderato e lancia una sorta di Opa su tutto ciò che nel centro-destra resterebbe fuori di un asse Berlusconi-Alfano.
«Oggi il centrodestra non esiste quindi non potrei candidarmi per un soggetto che non esiste», è l’attacco del segretario del Carroccio che elenca le diversità tra il progetto leghista e quello di «un centrodestra in ordine sparso un pò al governo, un pò a favore dell’immigrazione, un pò per le coppie gay, un pò con la Merkel». Salvini, insomma, prende le distanze dalle recenti aperture azzurre sui diritti gay e dal Ppe e preferisce puntare su una sorta di ”rivoluzione fiscale” da lanciare ad ottobre.
Una posizione – quella della Lega – duramente contestata da tutti i big forzisti con un coro di critiche quasi unanime che unisce un fronte che va da Daniela Santanchè a Maria Stella Gelmini. Il loro mantra è uno solo: la Lega così rischia l’isolamento e l’inutilità.
La prospettiva di un asse Berlusconi-Alfano comunque non piace anche ad alcuni centristi. Come Lorenzo Cesa, segretario Udc. «La forza del nostro progetto innovativo è quella di costruire in Italia un centro alternativo sia alla sinistra di Renzi sia al populismo di Berlusconi», afferma Cesa. Il vice segretario Giuseppe De Mita è ancora più netto: «Grillo e Renzi fondano il loro consenso sulla diversità rispetto agli schemi del passato. Se noi restassimo impigliati in questioni superate, saremmo tagliati fuori dal futuro».

Il Messaggero