Ferrari tra polemiche e rimpianti

Ferrari Formula One driver Kimi Raikkonen of Finland drives his car during testing session at the Catalunya racetrack in Montmelo, near Barcelona February 20, 2015.  REUTERS/Albert Gea (SPAIN - Tags: SPORT MOTORSPORT F1)

Sembra davvero la reincarnazione di un pilota anni ’70- ’80, bello, veloce e da copertina: Hamilton ha conquistato in carrozza il GP del Belgio, 6° centro stagionale, il 2° su questo tracciato. E fin qui tutto come previsto. Quello che non era scontato era lo start «manuale» (più precisamente il divieto per l’ingegnere di settare il punto di stacco della frizione): Luigino è stato molto più bravo di Rosberg che finora ha dato il meglio di sé in partenza. Ha preso il bandolo della matassa e via verso il titolo anche se lui si schernisce e dichiara che è presto per pensarci. Sul podio Nico e a sorpresa Grosjean. Il gran premio che precede Monza è stato un incubo per la Ferrari: Vettel 12°, Raikkonen 7°. Il confine tra geni e scemi – come ci ha insegnato Alonso – è labile, a stabilirlo sarà la fine della lite tra la Scuderia emiliana e la Pirelli. Il tema del contendere ovviamente è l’esplosione della gomma posteriore destra a un giro dalla fine sulla macchina di Vettel, 3° in quel momento. Il tedesco è stato l’unico a tentare la strategia a un pit-stop, il 2° stint è stato lunghissimo, circa 28 giri, Grosjean lo marcava a uomo quando ha visto i polimeri neri volare sul rettifilo del Kemmel all’uscita dell’Eau Rouge.

Vettel ha rischiato grosso e, dopo il ritiro, furibondo, ha preteso spiegazioni. Per lui le mescole non erano finite e lo scoppio era identico a quello di Rosberg durante le prove, secondo Hembery, direttore Motorsport Pirelli, era impossibile arrivare al traguardo con pneumatici tanto usurati e l’incidente del venerdì è stato causato da un detrito. A chi dunque va imputata la rottura? Alla strategia azzardata (sembra più improvvisata) di Rueda o alla Pirelli che temeva il caldo inatteso e si aspettavano il primo pit-stop intorno al 12-13° giro quando invece quasi tutti si sono fermati prima? Una cosa è sicura e salva le velleità della Rossa: con una monoposto inferiore non solo alle Mercedes, ma anche alle Lotus, Force India e Williams, gli uomini capitanati da Maurizio Arrivabene qualche rischio se lo devono prendere. In attesa del messia che indovini la macchina. Sul circuito incorniciato dalle Ardenne, si è ripetuto il giro di formazione a causa di un problema al motore di Hulkenberg, stesso guasto per Sainz jr che però è riuscito a partire dalla pit-lane.

Al semaforo verde Hamilton c’è, Perez pure, lo affianca, ma l’anglocaraibico non è tipo da farsi intimorire e mantiene la testa, mentre Rosberg scivola indietro. Buono lo spunto di Vettel: da 9° a 5°. La prima sosta si trasforma in una comica per la Williams che monta a Bottas due gomme medie e due morbide, una sciatteria indegna di un team tanto blasonato e che ha costretto l’incolpevole pilota a scontare un «drive through». Al 20° giro qualche brivido per Hamilton: la Virtual Safety Car segnalata per la Red Bull di Ricciardo, ferma all’ingresso del rettilineo, ha permesso a Rosberg di avvicinarsi. Ma era solo un fuoco di paglia. Poi la seconda fermata per il gruppo, Vettel che resta fuori e tenta il colpaccio guidando sulle uova e la deflagrazione a 10 km dalla bandiera a scacchi. Una beffa atroce come lo spavento che si è preso. Su una pista tanto tecnica sono emerse le qualità di due talenti: Verstappen 8° con un sorpasso incredibile a Nasr all’esterno di Blanchimont, e Kvyat 4° grazie a una sventolata a Massa a Les Combes.

Il Tempo