Fermato il presunto assassino di Yara «L’abbiamo trovato grazie al Dna»

YARA

Dopo più di tre anni, Ignoto 1 ha un nome. Il Dna trovato sui vestiti di Yara Gambirasio è lo stesso di un muratore della Val Seriana, 44 anni, una moglie casalinga, tre figli, una vita “normale”, una quotidianità da insospettabile. Si chiama Massimo Giuseppe Bossetti. Abita a Piana di Mapello, è incensurato.
Ieri, tornando a casa dopo un pranzo dal cognato insieme con la famiglia, l’hanno fermato a un posto di blocco. Patente, libretto e un controllo con l’etilometro. Era una scusa per prelevare un campione della sua saliva, compararlo con la traccia di liquido organico che nel gennaio del 2011 fu trovato sui fuseau di Yara in un campo incolto di Chignolo d’Isola dove venne abbandonata morente dal suo carnefice.
Ieri, dopo aver accertato che il suo codice genetico corrisponde a quello del presunto assassino, sono andati a prenderlo al cantiere dove lavorava. Lo hanno portato in caserma a Bergamo: «Lei è accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio». Lui non ha risposto, ha preso tempo. «E’ molto sereno», dice il suo avvocato. Meno sereno è apparso quando fuori dal Comando dell’Arma un manipolo di curiosi lo ha insultato e minacciato mentre lo portavano in carcere.
Dunque non era straniero, ormai si sapeva, non era lontano, meno scontato: è il figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni, l’autista di pullman di Gorno morto nel ’99 e di cui si sapeva soltanto che da una relazione clandestina con una delle tante ragazze che prendevano la corriera aveva avuto un figlio. Per mesi i carabinieri sono andati alla caccia del misterioso amore giovanile di Guerinoni. Solo qualche settimana fa hanno individuato una donna ormai quasi settantenne che poteva corrispondere all’identikit della madre del figlio segreto dell’autista. Anzi, dei figli segreti. Perché da quella relazione nacquero due gemelli, un bimbo e una bimba, che poi, da adulta, ebbe a che fare con la famiglia Gambirasio, si dice perfino che avesse lavorato come domestica a casa loro. E’ dunque possibile che per Yara il volto di Bossetti fosse familiare. E se davvero fu lui a chiederle di salire in auto fuori dalla palestra di Brembate, bisogna pensare che lei non immaginasse certo che volesse farle del male.
Era il 26 novembre del 2010. Dopo tre mesi di ricerche e di false piste, il cadavere di Yara venne trovato il 26 febbraio 2011. Da quel momento le indagini si sono quasi esclusivamente affidate agli scienziati che studiano il codice genetico, il Dna è stato prelevato a più di 18 mila persone, centinaia di testimonianze raccolte, accertamenti anche all’estero su muratori che avevano lavorato dalle parti di Brembate e nel frattempo erano tornati al loro paese d’origine. Fino a ieri, quando a sorpresa il ministro dell’Interno Alfano ha dato l’annuncio: «L’Italia è un Paese dove chi uccide e delinque viene arrestato e finisce in galera. Può passare del tempo o può finirci subito. Ma questo è il destino che attende i criminali».

Il Messaggero