Fede, Mora e Minetti condanne confermate ma pene ridotte

EMILIO FEDE

MILANO Potevano non sapere, non ricordare o semplicemente non essersi accorti che dietro le procaci fattezze della bella Rubacuori si celasse una ragazzina di diciassette anni. La minore età di Karima El Mahroug, è la valutazione della terza sezione della Corte d’Appello presieduta da Arturo Soprano, è un elemento soggettivo. Così le condanne nel processo Ruby bis sono state corrette al ribasso: 4 anni e 10 mesi a Emilio Fede, 6 anni e un mese a Lele Mora, 3 anni a Nicole Minetti con le attenuanti generiche. Si chiude così il procedimento gemello a quello in cui Silvio Berlusconi, imputato per concussione e prostituzione minorile, è stato assolto in Appello. Dalle torride notti a base di lap dance, per ora, si salva solo l’ex presidente del Consiglio.
«LUPANARE»
Il procuratore generale Pietro de Petris, nella sua requisitoria, non ha usato mezzi termini: «Ma che burlesque, Arcore era un lupanare». Serate con Berlusconi protagonista assoluto che si intrattiene «con ragazze di cui potrebbe essere il nonno». Insomma, «non è un quadro esaltante del genere maschile, ma la vita è fatta così», sintetizza il pg. Che ha chiesto la conferma della condanna di primo grado per Fede (sette anni) e Minetti (cinque), mentre per Mora una riduzione dei sette anni per effetto della sua rinuncia a difendersi nel merito in secondo grado. Ma per i giudici la sentenza va rivista alla luce del ruolo di Ruby: non una minorenne, bensì una ragazza fra le tante che affollavano la saletta del bunga bunga. Dunque per Fede l’accusa di favoreggiamento della prostituzione della minorenne Karima viene riqualificata in favoreggiamento della prostituzione di una maggiorenne: quando l’accompagnò ad Arcore la notte di San Valentino non era consapevole dell’età. E gli episodi relativi a Chiara Danese, Ambra Battilana e Imane Fadil diventano tentativo di induzione alla prostituzione, poiché le giovani rifiutarono di partecipare alle feste. Cade l’imputazione relativa alla minore età anche per Mora, condannato per favoreggiamento e induzione della prostituzione delle ragazze in continuazione con i quattro anni e tre mesi per la bancarotta della sua società, la LM Management.
Per Mora, terrorizzato dal carcere, è un sollievo: «Ho già pagato, sono finito in isolamento per 14 mesi trattato peggio di un terrorista. Non mi pento di quello che ho fatto perché se uno si pente non è uomo». Contrattacca Pasquale Pantano, avvocato della Minetti condannata per favoreggiamento delle prostituzione: «Con la Minetti si continua a usare la clava, fortunatamente la Cassazione non è a Milano». Quanto a Fede, si dice «amaramente sorpreso»: «Rispetto la sentenza, ma sorrido al pensiero che le serate di Arcore abbiano dominato tre anni di storia politica del Paese». Solo l’ex direttore del Tg4 rischia i domiciliari, per Minetti e Mora si prospettano i servizi sociali.

IL MESSAGGERO