Famiglie Verso un doppio tetto per gli 80 euro alle neomamme

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Un indice Isee inferiore a 30 mila euro, a patto che il reddito complessivo familiare non superi i 90 mila euro annui. Ecco le condizioni necessarie per incassare gli 80 euro di bonus bebè annunciati due giorni fa da Matteo Renzi in Tv. Un sostegno da circa mille euro all’anno per tutti i nati nel 2015 e che si protrarrà per un triennio: vale a dire fino al 2017. Costo complessivo dell’operazione, 2 miliardi di euro. I tecnici del Tesoro hanno messo a punto la norma nel primo pomeriggio di ieri cercando di rispettare le indicazioni di Palazzo Chigi. La misura dovrà raggiungere la platea più ampia di famiglie italiane tagliando fuori solo i nuclei considerati più benestanti. Il meccanismo dovrebbe centrare i suoi obiettivi: il combinato disposto Isee-Irpef è infatti destinato a includere una platea potenziale del 95% delle famiglie. Il che vuol dire che la possibile nidiata da mezzo milione del prossimo anno (è questa la media delle classi più recenti certificata dall’Istat) rientrerà quasi per intero nel bonus.
Il punto di partenza per capire se due genitori in dolce attesa potranno incassare gli 80 euro di bonus utili per acquistare latte, pannolini e medicinali è la verifica dell’indice Isee familiare, oggetto un paio di anni fa da una profonda riforma del meccanismo di calcolo. Il primo parametro preso in esame è il reddito Irpef derivante da un contratto da lavoro dipendente (franchigia di deduzione del 20%, fino ad un massimo di 3mila euro) o da pensione (franchigia di 1.000 euro). Bisogna tener presente che al dato Irpef dovranno esser aggiunti il valore di case e terreni, che vale oggi il 60% in più rispetto al vecchio calcolo Ici (rendita catastale moltiplicata per 168). Si dovranno tenere in considerazione anche i redditi esenti, cioè quelli soggetti a imposte sostitutive (ad esempio affitti soggetti a cedolare secca), i rendimenti dei patrimoni mobiliari (conti correnti, bot, azioni, depositi) e gli assegni di mantenimento dei figli percepiti.
I PARAMETRI
La somma dei redditi Irpef, del valore di case e terreni, dei titoli e delle altra voci dovrà essere diviso in base a un sistema di calcolo che assegna un indice in funzione del numero di componenti del nucleo familiare: 1 componente vale 1, 2 componenti 1,57; 3 componenti 2,04; 4 componenti 2,46 e 5 componenti 2,85. Così, ad esempio, una famiglia con un solo figlio, un reddito Irpef da 30 mila euro, una casa dal valore catastatale di 100 mila euro e redditi da capitale 16 mila euro avrà un Isee effettivo di poco inferiore a 28 mila euro. E dunque rientrerà tra i beneficiari del bonus 80 euro 2.0. Il quale, occorre ricordarlo, si affianca ad altre misure già in vigore per i figli. Vale a dire le detrazioni per ciascun figlio, quelle familiari e quelle concesse dal comune alla nascita del terzo figlio. La seconda condizione per incassare il bonus è che il parametro Isee under 30 mila non confligga con un reddito complessivo familiare superiore a 90 mila euro. A meno che, ha spiegato ieri sera il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, il neonato non sia il terzo figlio. Circostanza che farà cadere il limite fissato dalla legge di Stabilità.
Il bonus neomamme, accolto positivamente dall’area centrista della maggioranza, è stata criticata da alcuni settori della minoranza Pd. «Quei 500 milioni – ha osservato la senatrice Maria Cecilia Guerra – farebbero comodo per alleviare la situazione di quel milione e 400 mila minori in povertà assoluta».

Il Messaggero