Falchi tedeschi all’attacco «No ai diktat di Roma» Renzi: non ci fate paura

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BRUXELLES «Il premier italiano vuole dirci cosa fare. Ma in realtà le riforme vanno fatte e non solo annunciate. E poi non è con i debiti che si fa la crescita. In Italia i tassi di interesse non sono mai stati così bassi ma c’è da temere che vengano usati non per fare le riforme ma per finanziare altre spese». Sono le durissime frasi pronunciate ieri dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, ad un convegno economico della Cdu, il partito della Cancelliera Angela Merkel. A Weidmann nel giro di un paio d’ore ha replicato Palazzo Chigi facendo filtrare queste parole di Matteo Renzi: «L’Europa non è delle banche ma dei cittadini. Se qualcuno pensa d’impaurirci ha sbagliato Paese, sicuramente ha sbagliato governo».
Weidmann – che però questa volta non è stato seguito dal ministro dell’Economia, Wolfgang Schaeuble, che nello stesso convegno ha pronunciato un intervento intriso di pragmatismo – ha rilanciato in maniera ancora più tetragona le tesi proposte da l’altro ieri nel parlamento europeo dal capogruppo del Partito Popolare Europeo, Manfred Weber: «Non ci deve essere alcuna modifica o concessione per ragioni politiche».
I pesanti interventi contro l’Italia (e contro i paesi europei che reclamano una politica economica non appiattita sull’austerità) si spiegano con la rigorosissima posizione che i popolari europei si sono dati nel loro programma per i prossimi cinque anni. 
IL DOCUMENTO
Dopo tre giorni di discussioni in Portogallo e poi a Bruxelles, alla fine di giugno il PPE ha adottato la sua «Agenda strategica per il futuro dell’Europa»: un documento di forte impronta tedesca, in cui la parola «flessibilità» non compare mai. Al contrario. Le prescrizioni sono rigide. «Le regole del Patto di Stabilità e crescita devono essere rispettate», recita l’agenda del PPE. «Non ci deve essere alcuna modifica o concessione politicamente motivata» alle regole di bilancio. Ma la rigidità dei popolari rischia di mettere in pericolo la candidatura del loro capo-fila, Jean-Claude Juncker, alla presidenza della Commissione. I socialisti ora chiedono chiarezza all’ex premier lussemburghese, prima di confermargli il loro sostegno nel voto del 15 luglio.
Gianni Pittella, capogruppo dei Socialisti&Democratici all’Europarlamento, aveva già lanciato un avvertimento a Juncker mercoledì: la conferma è a rischio, se non ci sarà flessibilità nel programma della nuova Commissione. 
Per ottenere la flessibilità, Renzi dovrà coalizzare i leader popolari dei paesi in difficoltà. Non sarà facile. Alcune delegazioni nazionali del PPE – come spagnoli, portoghesi e greci – avrebbero voluto modificare l’agenda redatta personalmente da Weber. Ma il capogruppo dei popolari si è opposto, riuscendo a farla adottare all’unanimità (anche Forza Italia e il Nuovo Centrodestra hanno votato a favore). Così, ora i popolari esigono che non si faccia «nuovo debito».
C’è però un’altra spiegazione all’attacco lanciato da Weber. Secondo una fonte ben informata del PPE, il tedesco «ha voluto mettere un cerotto preventivo sulla ferita che si è aperta» dopo che la cancelliera Angela Merkel ha ceduto sulla possibilità di «usare al meglio» la flessibilità del Patto.

IL MESSAGGERO