F1, Gp Giappone 2015: scoppia il caso Alonso

Fernando Alonso in action.

Non ha vinto, non è nemmeno andato a punti, non ha fatto una gara epica, eppure Fernando Alonso è riuscito ad attirare l’attenzione di tutti oscurando, quasi, la vittoria di Hamilton e il podio di Vettel. Se vi sta sulle scatole e non lo sopportate, allora potete già saltare il resto dell’articolo, se invece volete leggere fra le righe e capire cosa stia succedendo, forse qualche istante di attenzione potreste dedicarla. Fermo restando che non giustifichiamo nessuno tantomeno accusiamo.

Il “fattaccio” è avvenuto a metà gara quando via radio Alonso ha detto: “GP2 GP2, imbarazzante. Ah…” ovvero ho un motore che fa pena. E infatti, fino a quel momento si è visto che lo passavano a destra e a sinistra come se fosse fermo. In cronaca Mario Myakawa, dai microfoni di Sky ha detto che per la mentalità giapponese non è stata forse una bella cosa. E Mario se ne intende e ne capisce visto che è per metà nipponico e conosce bene come la pensano da quelle parti.

Al di là del fatto che le conversazioni via radio siano private o pubbliche o quel che sia, resta il fatto che dopo tante gare, finalmente, è venuto fuori il primo appunto ai motori della Honda e per giunta sulla loro pista di casa. Esagerato? Forse, magari mirato.

Nel dopo gara le parole di Fernando sono state chiare: “Quando lotti con gente che sbaglia le frenate, va largo in curva (leggi Ericssonn o Verstappen o Sainz, ndr) e poi li cerchi negli specchietti per vedere dove sono invece te li ritrovi al fianco che ti passano via, diventa frustrante. Perché non puoi competere. Ho detto qualcosa via radio? Nulla che alla Honda non sappiano già, la situazione è ben nota. Dobbiamo lavorare molto, pensare a come tornare a vincere e fare tesoro delle nostre esperienze”.

Secondo Arai, il problema è la McLaren

E allora facciamo un passo indietro per capire cosa sta succedendo. LaHonda ha a capo del progetto l’ingegner Arai che, per giustificare le scarse prestazioni della McLaren, ha detto ai suoi responsabili che il problema è la McLaren al punto che ha chiesto di usare un telaio superformula (delle Dallara del campionato giapponese che a Varano avevano progettato all’epoca del ritorno totale in F.1 della Honda e che non è mai avvenuto) perché la McLaren era un camion dal punto di vista aerodinamico. Ovvero andiamo male perché il nostro motore ha solo 25 cavalli meno del Mercedes, la colpa è loro che non sanno fare le macchine. Questo il succo del discorso.

Ai vertici aziendali avevano pensato di ringraziare Arai per il lavoro svolto e affidare tutto a Nakamoto, attuale capo della HRC nella MotoGP. Ma le conoscenze e la politica servono anche in Giappone, per cui Arai non si è mosso. Deve farlo lui, altrimenti se lo scaricano significa il fallimento del ritorno in F.1 visto che il nuovo presidente di corse non ne vuole sapere… Dalla McLaren silenzio assoluto su tutta la linea.

Politica seguita fin dal primo test, in cui Alonso ha rischiato di morire a causa di un grosso problema elettronico della Honda e taciuto da tutti, col pilota che si è ben guardato dal fare accuse o altro. Insomma, se ne è stato zitto a dispetto di chi lo vede sempre accusare tutti. E la McLaren ha gradito.

Aleggia lo spettro del ritiro

Arrivati al GP d’Ungheria Fernando si è fatto scappare una mezza parola, ovvero potrebbe smettere a fine anno. Il divario coi primi è troppo alto, aspettare altri tre anni minimo, con uno che ne ha già 35, vuol dire arrivare a 38-40 anni con la speranza di vincere qualcosa. Troppo e così Fernando sta pensando a cosa fare da grande.

Se c’è la possibilità di lottare, non si tira indietro, se devi prenderle in partenza (come successo in Giappone) allora la cosa cambia aspetto. Vanno bene i 35 milioni di euro all’anno, ma non glielo ha ordinato il medico di fare figuracce a ripetizione. Lui corre per vincere, se ci sono i soldi bene, altrimenti è ricco abbastanza da fregarsene.

A Singapore altra confessione: vediamo cosa stanno preparando in Giappone per il prossimo anno. Se ci sono progressi, bene, altrimenti vediamo il da farsi. “Voglio vedere e toccare con mano, a parole son buoni tutti” il succo del discorso. Si arriva a Suzuka, la Honda non silura Arai che (arrogante) si difende attaccando ancora la McLaren e i suoi tecnici, non si assume responsabilità e fa capire di essere la persona giusta per il programma F.1.

Anzi, in Austria aveva convinto il presidente a parlare con Ecclestone perché secondo Arai dovevano dare il motore a una seconda squadra per “sputtanare” la McLaren. E infatti a Suzuka a precisa domanda, Arai ha dovuto rispondere che “nessuno ci ha chiesto in uso il motore per la prossima stagione”. Fatta la domanda, arriva pure la risposta..

La frustrazione di Alonso

Alonso e Button vedono i lavori, a che punto è il progetto, e Jenson firma con la BBC per fare il telecronista e sta cercando contatti con la Porsche per fare il mondiale prototipi o qualche gara simile, con un ingaggio adeguato. Fernando guarda, osserva e ci pensa su. E si arriva alla gara, lo passano tutti, il suo giro più veloce è di 3,4 secondi più lento del primo (Button gira a 3,9…) patetico, da GP2.

E qui emerge la frustrazione di chi non può difendersi. Le polemiche, le accuse da chi a casa guarda la TV e dice che non si deve sputare nel piatto in cui si mangia, che Alonso è il solito rompiscatole e via di questo passo. Se vi sta sui maroni, qualsiasi altro discorso è inutile. Se analizzate le cose, allora gesti, parole e atteggiamenti (e non leggete forse le parole di Button alla stampa inglese…) sono comprensibili e giustificabili.

Ora non resta che capire cosa succederà. Cosa farà la Honda il prossimo anno, cosa decideràAlonso e la McLaren, che in un colpo solo rischia di perdere due piloti di punta con tutto quello che ne segue a livello di sponsor, promozione e appeal del team. Di certo c’è che in rettilineo, a Singapore, ovvero pista con massimo carico aerodinamico, la differenza in velocità era tale da far pensare ad almeno 80-100 Cv in meno rispetto al gruppo di testa.

E come i tecnici insegnano, non è solo la potenza massima a fare la differenza ma anche il modo in cui viene erogata, cioè oltre che mancanza di cavalli manca pure la coppia e la fluidità di marcia. I numeri sono lì. Li vedono tutti, tranne Arai e i tifosi che con Alonso hanno un conto aperto. Ma questa è un’altra storia.

Automoto.it