Expo oggi al via tensione in piazza Renzi: scommessa sulla ripartenza

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Dunque, si parte. E per il commissario Anticorruzione, Raffaele Cantone, la notizia è proprio questa: «Un anno fa non ci avrebbe scommesso nessuno». Anche qualche settimana fa gli scettici erano più numerosi degli ottimisti. Invece: «Oggi è il giorno delle ultime pulizie finali, vuol dire che è tutto pronto» dice Giuseppe Sala, l’uomo da cui dipende Expo. Alle 10 cancelli aperti; a mezzogiorno cerimonia inaugurale. Ci sarà Matteo Renzi, ci saranno alcuni Capi di Stato stranieri, ambasciatori, ministri, autorità varie, imprenditori, imbucati. E in video, collegato dal Vaticano, ci sarà il Papa.
IL PREMIER E IL NEPAL
Il premier italiano fa sapere che il padiglione a cui farà sicuramente visita è quello del Nepal. Gli operai venuti da Khatmandu per costruirlo (e per cesellare a mano le sessanta colonne di legno che lo sorreggono) sono tornati a casa dopo il terremoto che ha sconvolto il loro Paese. Squadre di operai italiani hanno preso il loro posto, e sono riusciti a finire in tempo. Un piccolo miracoli visto che erano in ritardo prima ancora del sisma: «Se han finito loro significa che hanno finito tutti». Dopo l’ultima ricognizione in cantiere Sala è raggiante: «Non vedo l’ora, la nostra Esposizione è bellissima».
Milano per sei mesi a cominciare da oggi è l’avanguardia dell’Italia. Le speranze sono enormi: venti e più milioni di visitatori (oltre la metà in arrivo dall’estero), un giro di affari di oltre sei miliardi, la possibilità di dare una scossa decisiva alla economia del Paese: «La scommessa di Expo è la ripartenza dell’Italia» dice Renzi. Il 31 ottobre si vedrà se le promesse saranno state mantenute. Per ora quello che si vede è il fermento di una grande vigilia: per i primi tre giorni le visite prenotate sono più di duecentomila. Ieri sera piazza Duomo era strapiena per il concerto di Bocelli.
C’è una certa attesa per ciò che dirà papa Francesco. A Expo si parla di cibo e di alimentazione, che significa anche fare i conti col fatto che novecento milioni di abitanti del pianeta sono sottonutriti. Di questo parlerà il pontefice, nella speranza che chi deve capire capisca che l’Esposizione Universale non può essere solo un immenso ristorante. I Paesi che hanno voluto esserci sono 140, i più ricchi ci hanno messo i soldi per farsi un padiglione tutto per sé, i più poveri sono ospiti di nove grandi strutture (i cluster) caratterizzate da un tema comune.
Fuori dall’Expo hanno lavorato, parecchio, le forze di polizia. La questione della sicurezza tiene un po’ in apprensione e scatena il partito dell’allarmismo. Ieri mattina alcune centinaia di studenti hanno manifestato in giro per il centro città. Si sono pure azzuffati fra loro quando alcuni incappucciati hanno lanciato sacchetti pieni di vernice contro la sede della Mainpower. Altri hanno imbrattato con lo spray vetrine di banche e negozi, ma non ci sono stati scontri malgrado il fatto che qualcuno per un paio d’ore abbia provato a parlare di città messa a ferro e fuoco dai No Expo.
CORTEO A RISCHIO
La Digos tiene d’occhio soprattutto i circoli anarchici e i loro ospiti in arrivo da Francia, Germania, Spagna, Grecia. Hanno fatto perquisizioni, denunce, sequestrato bastoni, mazze, coltelli. Tre tedeschi sono stati rispediti a casa loro. La Questura è convinta che quelli «disposti a tutto» non siano più di duecento, per lo più tutti identificati o identificabili. Oggi, nel pomeriggio, in centro è previsto un corteo assai partecipato e la sera un presidio vino alla Scala dove andrà in scena la Turandot. Sarà la prova del nove per chi ha organizzato l’apparato di sicurezza.

Il Messaggero