Expo, -3 giorni: «Pronti» È stretta sulla sicurezza

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O I francesi alzano la mano: «Padiglione pronto». Anche i Turchi e i Russi, che erano fra i Paesi a rischio, assicurano che giovedì sera l’ultimissimo tassello sarà completato. Il Padiglione Italia è ancora un cantiere aperto, ma siamo ai dettagli: «Nel giorno dell’inaugurazione tutto quello che si dovrà vedere si vedrà». Insomma, dopo i giorni dell’incertezza sono arrivati i giorni dell’ottimismo. Tranne che per i poveri nepalesi, con i lavori ancora da ultimare e un peso nel cuore grande così per via delle notizie sul terremoto che arrivano da casa. PER RENZI ”SCOMMESSA VINTA” «L’Expo aprirà bene, e ci accorgeremo che è un momento straordinario» dice il ministro Martina, che per conto del governo ha la delega sull’Esposizione Universale. Matteo Renzi verga tweet entusiasti: «Un anno fa, quando abbiamo ereditato ritardi e scandali, sembrava impossibile. Oggi con grande soddisfazione possiamo dire che la scommessa è vinta, i padiglioni sono bellissimi». Il ministro Gentiloni assicura che «l’interesse dei cinesi per l’Expo è altissimo». E avanti così, fra elogi, autoelogi, e anche qualche scongiuro visto che per il giorno dell’inaugurazione è prevista pioggia. In realtà, qualcosa di incompiuto ci sarà. Da ieri la maggior parte degli operai nepalesi impegnati da mesi a intarsiare le colonne di legno dello loro spazio espositivo è tornata in patria: chi non ha avuto lutti in famiglia, ha avuto la casa distrutta. Quindi l’opera verrà completata in data da destinarsi, ma i visitatori ne capiranno le ragioni. Anche il settore riservato a Confindustria è in ritardo, e c’è il rischio che dopo l’inaugurazione rimanga inaccessibile al pubblico. Il grosso però è finito o sta per finire, e siamo alla fase degli abbellimenti: aiuole, fiori, alberi, panchine. LAVORI ALL’ULTIMO MINUTO Da qualche giorno nel grande cantiere alle porte di Milano (un milione e 200 mila metri quadri) ci lavorano novemila persone, e ci sono turni nelle ore notturne. Colpisce il fatto che i due grandi viali che attraversano l’area dell’Esposizione – il Decumano e il Cardo – debbano ancora essere asfaltati: «Ma sarà l’ultima cosa ad essere fatta, probabilmente alla vigilia dell’apertura ufficiale». Fuori dal cantiere si predispone il taglio del nastro per un viadotto e per una bretella autostradale che dovrebbero snellire il traffico nella zona. Si cominciano pure a fare i conti, quelli reali e quelli ipotetici. Renzi ha confermato ciò che il Commissario unico di Expo, Giuseppe Sala, aveva già annunciato: 10 milioni di biglietti sono stati venduti. L’obiettivo è quello di venderne almeno altrettanti prima della chiusura, il 31 ottobre. I numeri ipotetici riguardano le previsioni. Secondo Coldiretti gli stranieri che verranno a Milano per Expo trascorreranno in Italia in media 5 giorni di vacanza e spenderanno quasi due miliardi per ristoranti, bar, acquisti di prodotti gastronomici. IL CORTEO ANTAGONISTA In tutto questo fermento, non passa in secondo piano quello delle forze dell’ordine. La mobilitazione degli anti-Expo è già cominciata in rete. Il loro slogan è esplicito: «L’Expo fa male, facciamo male all’Expo». Teoricamente sono in programma sei mesi di «lotta», anche se il calendario dell’antagonismo verrà stilato in un’assemblea generale convocata per il 3 maggio. Nel giorno dell’inaugurazione – tuttavia – è in programma un antipasto delle proteste che verranno. Per le vie di Milano sfilerà il tradizionale corteo alternativo del Primo Maggio, solitamente è una festa, ma questa volta più che di lavoro e di precariato si parlerà dell’Esposizione Universale, e non è escluso l’arrivo di manifestanti anche da altre parti d’Italia e d’Europa. La Questura dice di essere pronta a eventuali alzate di testa: «Anche se, stando ai nostri monitoraggi, non dovrebbero esserci rigurgiti di violenza».

Il Messaggero