Evasione Sanzioni più leggere primo sì dell’Agenzia Entrate

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Il limite dei 50 mila euro per le dichiarazioni fiscali infedeli, oltre il quale l’evasione diventa un reato penale, è «troppo basso». Dopo le anticipazioni delMessaggero di ieri sulla bozza di decreto del governo con la quale viene alzato a 200 mila euro il tetto, ad intervenire è stato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi. «Credo – ha spiegato al termine di una audizione in Senato il numero uno del Fisco- ci debba essere un innalzamento della soglia attuale di 50mila euro perché è irrealistica rispetto ai fatti» anche se, ha aggiunto, la fissazione del limite «spetterà al legislatore». Ma non tutte le norme inserite dal governo nella bozza del provvedimento su elusione ed evasione che dovrebbe arrivare al prossimo consiglio dei ministri, convincono del tutto la Orlandi. Dubbi, per esempio, ci sono sulla depenalizzazione delle fatture false sotto i mille euro. «Sarebbe», ha sottolineato il direttore dell’Agenzia delle Entrate, «come se un furto di una borsetta fosse considerato diverso rispetto a quello nel caveau di una banca. Ma la condotta che qualifica il reato è la stessa». Sono settimane che il confronto sul testo del governo è aperto con Agenzia delle Entrate e con Guardia di Finanza. Proprio la diversità di vedute su alcuni punti con i tecnici del ministero dell’Economia, avrebbe portato ad uno slittamento dell’arrivo in consiglio dei ministri del provvedimento, annunciato da Matteo Renzi per questa settimana.
IL CONFRONTO
Il punto più delicato nel confronto non sarebbe, tuttavia, la franchigia di mille euro per le false fatture. I nodi sarebbero altri. Quello più delicato da sciogliere riguarda il raddoppio dei termini di accertamento. Per dare certezza alle imprese, il decreto del governo prevede che l’azione del Fisco, di regola, debba avvenire nei termini ordinari di accertamento, ossia quattro anni. Oggi, nel caso di reato penale, questo termine può essere raddoppiato, fino a 8 anni. Per il governo questo tempo «extra» può essere concesso solo se la segnalazione alle procure avviene nei termini ordinari, ossia nei quattro anni. Non solo. Nella bozza del governo è stato introdotto anche un principio di retroattività, per cui il divieto del raddoppio dei termini si applica anche alle indagini fiscali in corso a meno che non sia già stato notificato l’atto impositivo. L’Agenzia delle Entrate, oltre a vedere come il fumo negli occhi qualsiasi ipotesi di retroattività della norma, spingerebbe affinché il raddoppio dei termini di accertamento restasse possibile anche dopo i quattro anni se emergono elementi nuovi correlati all’indagine fiscale che nei termini ordinari non erano noti. Il tema è solo apparentemente tecnico, in realtà è uno degli aspetti più delicati del provvedimento. Le imprese considerano un fatto che toglie certezza poter essere sottoposte ad accertamenti anche otto o dieci anni dopo i fatti contestati. C’è anche un altro tema sul quale l’Agenzia sarebbe piuttosto fredda: la depenalizzazione dei falsi oneri deducibili. Il provvedimento prevede che se il costo sostenuto dall’azienda è reale, ma viene dedotto pur non essendo consentito, non scatta più come oggi il reato penale. Il decreto del governo prevede anche la completa depenalizzazione dell’elusione fiscale, il cosiddetto «abuso del diritto», quello che è costato un processo anche agli stilisti Dolce&Gabbana.

Il Messaggero