Europa, si chiude il semestre italiano: diritto alla sicurezza

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«Affrontare con coraggio la sfida del futuro». Matteo Renzi ha dedicato il pomeriggio di ieri a ritoccare il discorso di fine semestre italiano che terrà oggi al Parlamento europeo di Strasburgo. Sarà la chiusura del «cerchio omerico», la «generazione Telemaco» che collabora con quella dei padri, dei valori fondanti, l’identità europea come antidoto contro l’odio e il terrore.
DA ERBIL A TIRANA

C’è una topografia, una mappa del percorso compiuto da Renzi in questi sei mesi di presidenza in una delle fasi più delicate, ricostruttive, dell’Europa. Da Erbil in Iraq, nel cuore della guerra del Califfato contro musulmani, curdi e occidentali, fino in Albania, polmone islamico insieme alla Bosnia di un’Europa etnicamente composita ma con valori forgiati dalla storia condivisa. E naturalmente a Parigi, dove il «cerchio omerico» di Telemaco e Ulisse, padri e figli, si è chiuso nella dimostrazione di oceanica sfida al terrore. Renzi ha lavorato sul testo centrandolo sulla visione delineata già nel recente discorso inaugurale dell’anno accademico all’Università di Bologna. Il fulcro?
LA PAROLA CHIAVE

«La parola identità, una delle più belle, che dobbiamo difendere preservandola anche da qualche atto sguaiato, cialtrone e maldestro – aveva detto – di chi pensa anche a casa nostra che identità sia il contrario di integrazione». Integrazione che passa attraverso la cultura, l’educazione, la formazione, ma allo stesso modo per l’uscita dalla crisi economica. Perché non può esserci integrazione senza condivisione del benessere. La Francia insegna, le banlieu francesi sono illuminanti. Ed ecco che la battaglia originaria del semestre di presidenza italiano, nella visione strategica di Renzi puntata all’inclusione, si sposa con quella in nome dello stop al rigore e all’austerità, e di rilancio degli investimenti e riscoperta dello strumento della flessibilità.
Ed ecco ancora il «non dobbiamo essere in balia della paura ma guardare al futuro», di cui il premier parlava a Bologna, che sarà declinato con tutta probabilità pure a Strasburgo, al netto delle sollecitazioni dell’ultima ora, delle suggestioni “a braccio” che gli sono care, nei termini di una rivoluzione innescata proprio da lui, dall’Italia, insieme alla Francia, nel nome della «crescita».
LE FRONTIERE

Se da un lato c’è il tema dei diritti, sui quali Renzi ricorderà che l’Italia si è battuta ottenendo che all’esame d’ingresso nell’Unione si aggiungesse anche un test di verifica nei singoli Paesi quanto allo standard di rispetto dei diritti fondamentali, dall’altro c’è la sicurezza. Il che non significa mettere in discussione i risultati ottenuti, come la libera circolazione dei cittadini europei nello spazio Schengen, ma che esiste anche un diritto fondamentale alla sicurezza.
Un successo che con tutta probabilità Renzi rivendicherà alla presidenza italiana è quello di considerare finalmente le frontiere nazionali come frontiere esterne di tutta l’Europa (principio che ha permesso di sostituire la missione italiana Mare Nostrum con quella europea Triton sotto l’ombrello di Frontex, l’agenzia dell’Unione per il controllo, appunto, delle frontiere).
CORNICE GLOBALE

Ed è così che nel discorso di Renzi, nella cornice globale della sfida al terrorismo e dell’identità e integrazione contro divisioni e populismi, troveranno posto i risultati di un semestre che non era partito benissimo, sulla carta, in una fase poco legislativa ma di transizione e ricambio delle istituzioni europee (Parlamento, Commissione e Consiglio). Renzi potrà dire d’aver centrato l’obiettivo che si proponeva, il «nuovo inizio» che nel programma del presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, è diventato un’eco: «fresh start».
I NODI DELLA CRESCITA

E siccome proprio oggi è previsto che la Commissione approvi la proposta di regolamento che istituisce il Fondo europeo per gli investimenti strategici (315 miliardi a conti fatti) e le nuove linee guida sui criteri di valutazione dei bilanci nazionali secondo il Patto di Stabilità, il premier nonché presidente uscente della Ue potrà rivendicare d’aver ottenuto che nuove priorità dell’agenda europea siano «crescita e occupazione» e accanto alla parola «stabilità» si legga «crescita».
INVESTIMENTI

Bene che il primo atto della Commissione Juncker sia stato il piano d’investimenti e il secondo (in calendario oggi) le nuove proposte su come applicare in modo più flessibile e intelligente le regole, i parametri, europei. Il rigore non basta. E non mancherà, nel discorso, il tema delle riforme, che vanno portate avanti in Italia come in Europa. Questo è proprio l’impegno di Telemaco. Della generazione nuova. Con un occhio da un lato alla riforma costituzionale e alla legge elettorale da noi, dall’altro al confronto con la Merkel e all’appuntamento del 21 gennaio con la platea globale del World Economic Forum a Davos.

Il Messaggero