Euro-sprechi Renzi: spending necessaria anche in Europa

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BRUXELLES «Dopo il mio recente giro nelle capitali dell’Unione europea, e a pochi mesi dall’avvio della presidenza italiana del semestre europeo, la tentazione di sottolineare che della spending review non abbiamo bisogno solo noi, è forte. E non per rivalsa, ma per amore di verità». Comincia così la lettera che Matteo Renzi ha scritto al Messaggero, dopo la prima puntata dell’inchiesta sugli sprechi dell’Europarlamento. «Nessuno può davvero fare lo splendido», continua il presidente del Consiglio, «e noi stiamo facendo la nostra parte, a partire proprio dai tagli a sprechi e privilegi, e in particolare dai costi della politica. Rispettando i vincoli comunitari, ma lavorando per costruire un’altra Europa».

E in realtà, il caso Euro-sprechi riserva continue sorprese. Come la transumanza settimanale da una sede all’altra, Il rito inizia il venerdì notte, quando decine di camion si incolonnano vicino all’Europarlamento, in attesa di essere caricati di casse piene di documenti cartacei ed effetti personali dei deputati. Accade una volta al mese, 12 volte l’anno, quando il palazzo di Bruxelles inizia a svuotarsi in vista della sessione Plenaria di Strasburgo, che costringe almeno 6.000 persone a trasferirsi per 4 giorni dalla capitale d’Europa al capoluogo dell’Alsazia. Nella notte i tir percorrono 409 chilometri per scaricare i documenti entro il lunedì mattina, quando a prendere la via di Strasburgo sono deputati, assistenti, funzionari, tecnici, diplomatici, lobbisti e giornalisti. I mezzi sono i più disparati: 3 treni speciali ad alta velocità, 2 aerei charter oltre a quelli di linea, centinaia di auto private e – una volta l’anno – una carovana di moto del club dei motociclisti europei.
Per la legislatura 2009-2014, l’ultima transumanza avrà luogo la prossima settimana. Ma questa volta i camion il giovedì notte torneranno più carichi. In vista delle elezioni europee del 25 maggio, ai deputati è stato chiesto di svuotare gli uffici di Strasburgo, che saranno occupati dai nuovi eletti dal 1o di luglio.
LOBBISTI E DIPLOMATICI

Nel momento in cui l’Ue chiede di stringere la cinghia per la crisi, la doppia sede Bruxelles-Strasburgo appare come uno dei più grandi sprechi dell’Europarlamento. Le stime sui costi variano: la sede multipla – esiste un palazzo a Lussemburgo che ospita una parte dell’amministrazione – porta ad un aggravio di 180 milioni, secondo il gruppo di pressione «Single-Seat» che fonda i suoi dati su una ricerca condotta dai servizi dell’Europarlamento. Affitto, acquisizione e manutenzione degli immobili, riscaldamento ed elettricità, diarie di viaggio, hotel pagati ai funzionari e trasporto del materiale sono le principali voci. Ma i 180 milioni non tengono conto sostenuti da lobbisti, diplomatici e giornalisti, che non sono rimborsati dall’Europarlamento, ma devono seguire i lavori della Plenaria. Gli eurodeputati sono costretti a vere e proprie peripezie per partecipare alla plenaria. A un eletto siciliano, greco o portoghese servono almeno due aerei e otto ore per arrivare a Strasburgo. Gli assistenti trascorrono giornate a pianificare il piano voli. Catania-Roma-Lione-Strasburgo, o forse è meglio passare per Ciampino e volare su Baden-Baden (in Germania), dove un autobus aspetta i parlamentari che viaggiano «low-cost». Altri atterrano a Bruxelles la domenica notte per farsi dare un passaggio in macchina dal proprio assistente (e incassare il rimborso forfettario chilometrico) o imbarcarsi sul TGV speciale che collega le due città in 3h50 via Parigi, invece delle quasi 6 ore del treno normale che passa da Lussemburgo.
Gli europarlamentari hanno più volte espresso il loro dissenso, chiedendo invano di poter decidere autonomamente la propria sede. La Corte di Giustizia dell’Ue ha più volte bocciato le loro iniziative. Tutta colpa di un Protocollo allegato al Trattato, che può essere modificato solo all’unanimità, e sancisce Strasburgo come sede ufficiale che deve ospitare 12 sessioni l’anno. Con un beneficio stimato per la città che va dai 20 agli 80 miliardi – hotel, ristoranti e taxi sono presi d’assolto – la Francia non alcuna intenzione di mettere fine al grande spreco.

Il Messaggero