Era senza lavoro, operaio si suicida con un coltello

CarabinieriANCONA «Vai e porta via le bambine: mi ammazzo, non ce la faccio più», aveva detto alla moglie. Lei non gli aveva creduto, non sopportava che tornasse a casa ubriaco, depresso, a volte violento, e se ne era andata per un’ora dalla cognata, con le figlie di 3 e 5 anni. Ma Dimitru Bordea, 33 anni, operaio romeno senza lavoro da tre anni, faceva sul serio. E quando la compagna è tornata a casa, nell’appartamentino di famiglia in via Cesare Battisti ad Agugliano, provincia di Ancona, Dimitru era morto: un coltello da cucina con la lama di 31 centimetri piantato nella gola, la vena giugulare recisa, sangue dappertutto. «Una tragedia annunciata, figlia della crisi – ha detto il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Osimo Raffaele Conforti – un dramma purtroppo non isolato».
Venerdì scorso la moglie dell’operaio aveva perso il lavoro di collaboratrice domestica che permetteva alla famiglia di sopravvivere. Probabilmente è stata questa la molla scatenante di un gesto covato da tempo. «Bordea era incensurato, abitava ad Agugliano da dieci anni e non aveva mai dato problemi – raccontano gli investigatori – anche se da ultimo la disperazione di non riuscire a mantenere le figlie lo spingeva a bere». Sabato sera, erano le 23,30, era tornato a casa completamente ubriaco. La moglie l’ha rimproverato, «spaventi le bambine» gli avrebbe detto, e lui aveva dato in escandescenze, spaccando mobili e piatti. Le piccole sono scoppiate a piangere, e a quel punto Dimitru, in un attimo di lucidità, ha pregato di portarle via. Poi la tragedia.