Enzo Iacchetti: un artista a 360 gradi alla ricerca del perfettibile…

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Enzo Iacchetti, è alla sua stagione migliore, predilige la regia e la conferma in due appuntamenti con il Teatro Lo Spazio (in scena con “Chiedo Scusa al Signor Gaber” fino al 29 aprile e poi con il musical su Erica e Omar dal 6 maggio), un piccolo luogo di incontro alternativo a due passi dalla Basilica di San Giovanni e adiacente al mercato più famoso di Roma, quello di Via Sannio.
Probabilmente se Iacchetti non avesse incontrato a New York, durante il Festival della canzone italiana, Francesco Verdinelli, che è il direttore artistico insieme ad Alberto Bassetti di questo luogo underground, non avrebbe mai conosciuto il colorito quartiere, pieno di rumori e di diverse etnie. La sua passione sono i supplì che nella capitale sono grandiosi e pieni di fantasia come i suoi abitanti. In un momento di “Chiedo scusa al Signor Gaber” viene fuori la voracità di Iacchetti per i supplì, ma anche per tutto quello che fa notizia e polemica, come la politica che è sempre motivo di dibattito accesso almeno per il presenzialista, conduttore, comico, cantante, autore e regista che ha aperto la stagione di “Striscia la notizia” 20 anni fa insieme ad Ezio Greggio. Amico di tanti artisti, ma nemico dei falsi eroi, Iacchetti ora predilige ciò che più gli piace, preoccupandosi poco del guadagno, ma più della sua autostima. Lo incontriamo nel piccolo teatro, poco prima di andare in scena, stanco, ma sempre pronto a dare due battute che rimangono pietre miliari di satira e provocazione allo stesso tempo. E prima di godermi lo spettacolo sulle mitiche canzoni di Gaber, arrangiate dalla verve bohemienne di Enzo, mi godo il suo estro anche nel conversare.

Cosa farai da grande?

Io direi nella seconda carriera, più che da grande. Sono ai miei primi 35 anni di carriera e penso di fare un giro di boa, finchè ho energie. Sicuramente farò più il regista dell’attore.

E’ entusiasmante fare il regista?

Si può ingrassare, però mi piace molto, come nel caso dello spettacolo che debutterà il 6 maggio e susciterà un vespaio di polemiche, dato il bigottismo che pervade la nostra Italia. Mi auguro che le polemiche non subentrino prima del debutto. “Come Erica e Omar è tutto uno show” è una storia durissima come la vita. Il nostro musical è una satira feroce contro la televisione che spettacolarizza l’orrore che succede in fatti come questi, come il caso di Via Poma, di Cogne, Garlasco, Misseri, agli assassini che diventano eroi, che scrivono libri e diventano ricchi e famosi. Il musical è una denuncia massmediatica, contro i sociologi e gli psichiatri in minigonna, con le labbra rifatte e che cercano di dare spiegazioni plausibili sugli orrori di certi crimini.

Mi sembra di capire che a te piacciono le polemiche.

Più che le polemiche, amo le sfide. Le polemiche quando sono giuste le faccio. Anche nel caso di Gianni Morandi che mi ha trascinato in tribunale erano giuste, ma i soldi me li ha chiesti lui come vedi…
Io non mi sento un uomo cattivo, dico solo quello che penso e di solito quando penso alcune cose dimostro di essere nel giusto. Nel caso di Morandi non sono stato punito come si poteva pensare. Io ho esercitato un democratico diritto di critica.

Sei ancora a favore di Beppe Grillo o hai cambiato idea nel frattempo?

Grillo ben venga e che resti tutta la vita, se non altro perché rompe le scatole.

Fino ad oggi non ha portato avanti le tante cose del suo programma.

Lo dici tu… Matteo Renzi sta vendendo le macchine blu, Grillo lo sta dicendo da venti anni.
Le pensioni d’oro dei Parlamentari stanno diventando argomento di discussione, lui lo sta affermando da quando faceva il comico. Grillo denunciava i delinquenti e il Parlamento da lungo tempo, faceva le liste degli indagati, degli inquisiti e tutti ridevano pensando che fosse un comico e non potesse avere una rilevanza di un certo peso.
Se adesso abbiamo e stiamo sulla dirittura giusta per avere un Parlamento più pulito, non è certo merito di Renzi, ma di Beppe che ha saputo smuovere l’opinione pubblica, anche se non ha le capacità furbe che hanno i politici per le trattative. Guai se non ci fosse stato!

Per “Chiedo scusa al Signor Gaber” Roma l’hai tenuta per ultima nella tua tournèe. Snobismo da uomo del Nord?

La capitale non mi ha mai invitato, forse è Roma che è snob nei miei confronti. Mi sono invitato da solo perché a New York ho conosciuto Francesco Verdinelli, proprietario del Teatro Lo Spazio, che mi ha messo a disposizione la sua location.
Comunque ci sono degli errori di visibilità nei miei confronti.
Quando io vado in Rai, mi trattano come se fossi proprietà esclusiva di Canale 5, ma non è vero. Quando vado a Sky sono impauriti dal fatto che a Mediaset possano darmi compensi cospicui e quindi hanno timore di farmi proposte di ingaggio.
Venendo al Teatro Lo Spazio ho dimostrato che sono anche uno che ama mettersi in gioco con delle proprie sfide economiche. Io guadagno molto in televisione, ma sarei disposto per un programma che mi piace a guadagnare cento volte di meno. Se vengo al Teatro Lo Spazio a perdere duemila euro al giorno è perché mi piace lavorare in un posto come questo.

Cos’è che ti entusiasma di Giorgio Gaber che hai conosciuto personalmente.

Credo che sia uno dei poeti più grandi del Novecento, un artista da mettere sui libri di scuola. Uno scrittore e un musicista straordinario con un grande rigore intellettuale e professionale.

Un artista reazionario che ti assomiglia?

Sono io affine a lui. Giorgio Gaber ha anticipato il Grillismo, perché ha sempre previsto il periodo di decadenza. E’ morto prima di vedere questo cambiamento. Gaber però era più dolce di Grillo, la sua rivoluzione avveniva a tempo di musica, con le canzoni e lo faceva in un modo meraviglioso. Era un’emozione unica essere a contatto con lui e quando ci trovavamo al ristorante era per me una gioia infinita. Era un uomo di altri tempi.

Come ti seduce una donna? La prima prerogativa è quella di essere giovane?

Non è così, mia moglie ha due anni meno di me. Siamo separati, ma non divorziati. Io ho avuto tre fidanzate ufficiali. Con Maddalena Corvaglia il legame è durato sei anni. Poi ho avuto qualche storiella nei periodi di crisi, quando ti lasci o sei lasciato e diventi una mina vagante.

Cosa aiuta nei periodi di crisi?

La musica perché rappresenta la vita.

Che stagione della tua vita stai vivendo?

Ho molta autostima per quello che faccio nel lavoro in questo periodo, nella vita molto meno, sono facile alle depressioni, sono introverso, non mi piace la compagnia più di tanto, mi stanco facilmente, perché ho fatto già tante cose. La carica la prendo dallo stare in palcoscenico.

Segui assiduamente il tuo Inter?

In questo periodo non ho molto tempo. Comunque per l’Inter ci vorranno tre anni per riconoscere dei veri risultati.

Paola Aspri