Entrate tributarie: -0,4% nei primi 6 mesi. Equitalia: “boom rateizzazioni”

EQUITALIA 4

Le entrate tributarie e contributive nel periodo gennaio-giugno 2014 mostrano nel complesso una sostanziale stabilita’ (-0,4%, corrispondente a -1,257 mld di euro), rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente. Lo comunica il Mef. La lieve variazione registrata e’ la risultante di due elementi principali: la diminuzione del gettito tributario dello 0,7% (-1,510 mld), che sconta la flessione dell’Ires (-3,449 mld di euro, pari al -26%) dovuta ai minori versamenti a saldo 2013 e in acconto 2014 effettuati da banche e assicurazioni, conseguenti alla maggiorazione dell’acconto 2013 (fissato al 130% dal D.L. n. 133 del 30 novembre 2013); la crescita, in termini di cassa, delle entrate contributive pari a +0,2% (+253 milioni di euro), un risultato positivo che sconta peraltro gli effetti delle misure di riduzione del cuneo fiscale previste per i premi assicurativi Inail dalla legge di stabilita’ per il 2014. Il dato sulle entrate tributarie comprende anche i principali tributi degli enti territoriali e le poste correttive, quindi – ricorda il Mef – integra quello gia’ diffuso con la nota del 5 agosto scorso.

  Sul sito del Dipartimento Finanze e’ altresi’ disponibile il Report delle entrate tributarie internazionali del periodo gennaio-giugno 2014, che fornisce l’analisi dell’andamento tendenziale del gettito tributario per i principali Paesi europei, sulla base delle informazioni diffuse con i “Bollettini mensili” di Francia, Germania, Irlanda, Portogallo, Regno Unito e Spagna.

  Fisco, a luglio e’ boom di rateizzazioni Record di rateizzazioni con il Fisco a luglio. Le richieste, fa sapere Equitalia, sono state 156 mila con una media settimanale pari a circa il doppio di quella registrata nei primi sei mesi dell’anno. La stessa societa’ di riscossione informa che ad oggi sono attive 2,4 milioni di rateizzazioni per un controvalore di 26,6 miliardi di euro. Piu’ della meta’ delle riscossioni di Equitalia oggi avviene tramite il pagamento dilazionato. Nel dettaglio, circa il 76,9% delle rateizzazioni in essere riguarda persone fisiche, il restante 23,1% societa’ e partite Iva. Considerando gli importi, il 65,9% e’ stato concesso a imprese e il 34,1% a persone fisiche. Il 70,8% delle rateizzazioni riguarda debiti fino a 5 mila euro, il 26,2% debiti tra 5 mila e 50 mila euro e il 2,9% oltre 50 mila euro.

  La Lombardia guida la classifica delle regioni con oltre 384 mila rateizzazioni attive per un importo di 5,5 miliardi di euro, seguita dal Lazio (305 mila per un importo di 3,7 miliardi), dalla Campania (265 mila per un importo di 3,2 miliardi di euro) e dalla Toscana (231 mila per un importo di 1,9 miliardi). I dati non sorprendono le associazioni dei consumatori secondo cui rappresentano “ulteriori segnali della situazione economica insostenibile in cui si trovano le famiglie italiane”. Per questo, affermano Federconsumatori e Adusbef, “e’ urgente e necessario che il Governo si dedichi con impegno e serieta’ alla fuoriuscita da questa situazione, dando la massima priorita’ al rilancio della domanda di mercato per far ripartire, cosi’, l’intero sistema economico. In tal senso bisogna, in primo luogo, aumentare il reddito delle famiglie, ampliando la platea dei destinatari del bonus anche a pensionati e incapienti. Ma e’ evidente che la ripresa, per essere concreta e duratura, non puo’ prescindere da interventi mirati allo sviluppo del Paese”.

  Analoghi commenti arrivano dal fronte imprenditoriale. “I dati sulle rateizzazioni delle cartelle esattoriali”, sottolinea il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, “sono la fotografia di un Paese stremato, ben oltre i soli effetti cagionati dalla crisi internazionale e dalla recessione interna: se cosi’ tante famiglie e aziende non riescono a onorare le scadenze con il fisco, vuol dire che tutto il sistema non funziona. Dilazionare i pagamenti dei tributi puo’ essere utile, nell’immediato, per dare ossigeno in frangenti assai complicati, come puo’ essere la perdita di un lavoro o una crisi aziendale. Tuttavia, le rate non fanno altro che rimandare l’appuntamento con i versamenti di imposte, denaro che lo Stato, prima o poi, pretende con tanto di interessi. La situazione di fronte alla quale ci troviamo, pertanto, impone una seria riflessione al governo e al Parlamento, in modo che sia avviato quanto prima un piano serio e concreto volto all’abbattimento della pressione tributaria”.

AGI