Entrate, sono illegittimi 800 dirigenti

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Una bomba a orologeria, che ora è scoppiata con la sentenza della Corte costituzionale: i giudici hanno dichiarato l’illegittimità delle norme di legge che in questi anni hanno permesso alle Agenzie fiscali di attribuire gli incarichi dirigenziali in attesa di un successivo concorso: quindi di fatto senza concorso e per questo in violazione dell’articolo 97 della Costituzione. Per avere un’idea della rilevanza del pronunciamento basta pensare che nella sola Agenzia delle Entrate i dirigenti che si trovano in una posizione del genere, e quindi svolgono il proprio ruolo come facenti funzione, sono circa 800 su 1.100. Di fatto questo era diventato il meccanismo standard per la definizione degli organigrammi degli uffici. Per i vertici delle Agenzie, si è trattato di una modalità che ha permesso di selezionare i dirigenti con modalità più flessibili ed orientate all’efficienza, rispetto a quelle proprie dei ministeri. Non sono però di questo parere i sindacati ed in particolare Dirpubblica, che aveva promosso il ricorso davanti alla giustizia amministrativa, arrivando fino al Consiglio di Stato che nell’autunno del 2013 ha sollevato la questione di legittimità costituzionale.
IL RAPPORTO CON I CITTADINI
Al di là dell’impatto sulla struttura organizzativa delle agenzie, potenzialmente devastante, la sentenza potrebbe avere effetti ancora più rilevanti sui rapporti tra cittadini e amministrazione fiscale, se emergerà che l’illegittimità della nomina dei funzionari si estende in qualche modo agli atti da essi firmati. Una tesi che l’Agenzia delle Entrate ritiene giuridicamente infondata, come emerso in occasione delle risposte date in Parlamento dal governo alle interrogazioni sul tema, ma che comunque dovrà essere approfondita. I giudici costituzionali non si sono espressi direttamente su questo punto, ma hanno dichiarato inammissibile – anche per una serie di motivi tecnici – l’intervento nel giudizio dell’associazione dei consumatori Codacons, che si proponeva appunto di rappresentare genericamente gli interessi dei contribuenti. Inoltre nella sentenza viene ricordato che «la funzionalità delle Agenzie non è condizionata dalla validità degli incarichi dirigenziali previsti dalla disposizione censurata» vista «la possibilità di ricorrere all’istituto della delega, anche a funzionari, per l’adozione di atti a competenza dirigenziale».
LE PROROGHE
In ogni caso la decisione presa il 25 febbraio scorso e depositata ieri (il redattore è Nicolò Zanon) imprime una svolta ad una vicenda che si trascina ormai da molti anni. Nel dettaglio la censura della Consulta riguarda la legge 26 aprile 2012 che aveva autorizzato le agenzie a svolgere le procedure concorsuali per coprire le posizioni dirigenziali vacanti entro il 31 dicembre 2013, autorizzandole anche ad attribuire nel frattempo gli incarichi a funzionari interni e a riconoscere a loro lo stesso trattamento economico dei dirigenti. Ugualmente bocciati i successivi provvedimenti che hanno prorogato la norma in questione. Ma la partita giudiziaria in realtà era iniziata prima, perché il Tar era stato chiamato a pronunciarsi su una delibera del comitato di gestione dell’Agenzia delle Entrate (dunque un atto amministrativo e non una legge) che nel 2009 aveva esteso nel tempo la possibilità – prevista dal regolamento della stessa Agenzia – di coprire le posizioni dirigenziali con la stipula di contratti individuali, «per inderogabili esigenze di funzionamento» della struttura. Mentre era in corso il giudizio d’appello è arrivata la legge del 2012 e poi c’è stato il rinvio alla Consulta da parte del Consiglio di Stato. La Corte costituzionale, dopo aver osservato che uno strumento pensato per le situazioni di emergenza è stato di fatto trasformato nella modalità ordinaria per la scelta dei dirigenti, ha ritenuto che in questo modo sono stati elusi gli obblighi fissati dagli articoli 3,51 e 97 della Costituzione. E ha dichiarato quindi l’illegittimità della norma del 2012 e delle successive proroghe.

Il Messaggero