Elogio di Merkel «Colpita da Renzi il cambiamento è strutturale»

MATTEO RENZI 6

BERLINO Se la Merkel dice di essere rimasta «molto colpita dal cambiamento strutturale» prospettatole da Matteo Renzi. Se, dopo poche settimane dall’insediamento a palazzo Chigi dell’ex sindaco di Firenze arriva ad ammettere che «il bicchiere è mezzo pieno», vuol dire che qualcosa sta cambiando nella considerazione che a Berlino hanno di noi. Archiviati da tempo i sorrisini beffardi, i toni rigorosi e le rampogne dirette o indirette, ieri sera Merkel e Renzi hanno concluso la mezza giornata cenando gomito a gomito nella sede della Cancelleria. Tra un consommè di funghi, un filetto e una battuta su Mario Gomez, si è cementato un patto che alla fine la Cancelliera riassumerebbe così: tu fai le riforme che ti servono, riavvia il mercato interno senza sforare i vincoli europei e io incasso una ripresa delle esportazioni verso l’Italia senza scoprirmi troppo sul fronte del rigore.
LE SLIDE

Il summit bilaterale Italia-Germania, in agenda da mesi, non poteva finire meglio per entrambi i leader che, a poche settimane dal voto europeo, possono tornare dal proprio elettorato avendo mantenuto le promesse fatte. Il via libera della Merkel al piano di riduzione dell’Irpef Renzi lo incassa pubblicamente quando in conferenza stampa racconta che la Merkel gli ha anche chiesto: «Hai portato anche le slide?». L’informatissima Merkel sapeva già tutto, così come «che le coperture ci sono, come lo sanno tutti gli italiani perché le abbiamo dette in conferenza stampa», ha sostenuto Renzi rimandando all’illustrazione fatta la scorsa settimana a palazzo Chigi. Un chiaro modo per dire anche al ministro Padoan – che poco prima con il suo omologo Schaeuble aveva ribadito in un nota l’esigenza di non mollare sulla strada del rigore – che si fa come dico io: tagli alla spesa e rosicchiamento di uno o due zero virgola del margine che abbiamo ancora prima del 3%, imputando il nuovo debito alla voce «investimenti».
IL TETTO DEL 3%

«Noi rispettiamo tutti i limiti, ma il nostro problema è la mancanza di crescita», ribatte Renzi – al termine degli incontri – galvanizzato dal via libera ma ancora impacciato nel cerimoniale. «Oggi – continua – si tratta di rispettare i vincoli, mantenere il limite del 3 per cento, fare una revisione della spesa strutturale, non misure una tantum, ma dentro questo pacchetto dobbiamo aiutare la domanda interna». Alla sinistra di Renzi, la Merkel annuisce alle parole del presidente del Consiglio italiano di cui apprezza il coraggio e la determinazione e in sostanza smentisce lo scetticismo dei giornali conservatori tedeschi, che ieri mattina annunciavano una bocciatura.
Invece la Merkel racconta che nel faccia a faccia c’è stato «un ampio confronto» e che Renzi «ha illustrato un programma molto ambizioso. Gli auguro molta fortuna e coraggio» anche perché su alcune riforme, come quella del mercato del lavoro, «noi abbiamo dovuto aspettare due-tre anni per avere i primi risultati». Il Jobs Act, conferma il premier italiano, si ispira proprio alla flessibilità tedesca. «La pretesa di creare posti di lavoro attraverso una legislazione articolata e restrittiva è fallita, dobbiamo cambiare le regole del gioco», ha scandito Renzi. «Non c’è quindi la minima ragione per dubitare» che l’Italia rispetterà il fiscal compact, ha sostenuto la Cancelliera poco prima che Renzi, da buon fiorentino, augurasse a Germania e Italia un percorso comune «verso un nuovo rinascimento industriale italiano». D’altra parte, sottolinea Renzi, «noi le riforme le facciamo non perché le chiede Bruxelles o Berlino, ma perché servono ai nostri figli». Basta così, la Merkel annuisce e lo spinge sino alle bandiere per la stretta di mano: affare fatto.

Il Messaggero