Elezioni presidente della Repubblica, è il giorno di Mattarella

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E’ in corso nell’Aula della Camera la quarta votazione per eleggere il presidente della Repubblica. Da questa votazione il quorum RICHIESTO è la maggioranza assoluta, pari a 505 voti. La votazione è segreta e per schede. La chiama inizia dai senatori, cui seguiranno i deputati ed i delegati regionali. Ciascun grande elettore, chiamato da un deputato segretario, riceve una scheda e la matita dal commesso, entra in una delle cabine allestite tra il banco della presidenza e quello del governo, e dopo aver espresso il voto la deposita in una delle tre urne. Lo spoglio sarà pubblico alla fine della votazione.

Oggi, con la quarta votazione, il quorum per eleggere il presidente della Repubblica scende a 505 voti. Sergio Mattarella poteva contare fino a ieri su 560 voti ai quali si dovrebbero aggiungere i 77 di Ap, dopo il sì di stamane all’ex Dc dell’assemblea dei grandi elettori. E l’ok, annunciato sempre stamane, di 6 ex M5s: per un totale di 643 voti. Fi conferma scheda bianca. La Lega, Fdi e gli M5S ribadiscono il no.

Saltamartini si dimette da portavoce Ncd –  “Ritengo di non poter fare scelta diversa da quella di votare scheda bianca e di dimettermi da portavoce del partito”. Lo afferma Barbara Saltamartini, deputato Ncd, dopo la decisione di votare per Mattarella. Una scelta non contro il candidato al Colle, spiega, ma dovuta al metodo utilizzato e al mutamento della maggioranza.

Sacconi si dimette da capogruppo Ap – Il capogruppo di Ap (Ncd-Udc) al Senato Maurizio Sacconi, secondo quanto si apprende, si è dimesso. La scelta è irrevocabile e ad effetto immediato.

“Conosco Sergio Mattarella – ha detto l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – sul piano dell’assoluta lealtà, correttezza, sensibilità, competenza istituzionale e certamente dell’imparzialità. Tutte caratteristiche importantissime per disegnare la figura del Capo dello Stato. E’ sempre importante avere grandi numeri” e gli esponenti di Ap avevano “ragioni per essere polemici e assai più ragioni per la scelta che si realizzerà stamattina”.

Renzi e i suoi hanno lavorato, soprattutto ieri, per blindare la quarta votazione, che potrebbe portare Sergio Mattarella al Quirinale. Perché anche se il Pd resta compatto, la certezza di essere al riparo dai franchi tiratori possono garantirla solo i voti del centrodestra. Dentro FI e Ncd-Udc emergono per tutto il giorno spaccature dolorose. Fino alla scelta ultima, il via libera dei grandi elettori Ap a votare sì a Sergio Mattarella. Quattro gli astenuti. “Voteremo sì a Sergio Mattarella – avrebbe detto Angelino Alfano sottoponendo ai grandi elettori il documento con cui Ap voterà sì alla candidatura dell’esponente siciliano – ma il metodo del premier Matteo Renzi resta sbagliato e l’appello di ieri non è bastato”. “Voteremo Mattarella – ha rincarato Fabrizio Cicchitto, esponente del Nuovo Centrodestra – perché il problema non è mai stato costituito da lui, che ci auguriamo sia un presidente al di sopra delle parti come lo è stato Napolitano. Poi si aprirà una discussione sul metodo adottato da Renzi, che ha causato una serie di problemi. Dunque si dovrà aprire un confronto politico su questo terreno, ma solo dopo l’elezione del capo dello Stato”.

Numerosi ieri gli appelli del Pd perché gli altri partiti ci ripensino e convergano sul suo candidato. “E’ un nome che unisce tutti gli italiani”, sottolinea il capogruppo Roberto Speranza. Il messaggio è rivolto anche ai 5 Stelle: si tratta di un candidato – gli viene fatto notare – dalla carriera specchiata e da tempo fuori dalla politica. Ma I Cinque Stelle mostrano ancora compattezza attorno al voto su Imposimato ma non chiudono ad altri possibili scenari.

 “Con FI ricuciremo”, assicura Maria Elena Boschi, che si spende in lunghi colloqui. Dal centrodestra però accusano Renzi di aver agito, nella scelta del candidato per il Quirinale, in modo unilaterale, indicando un nome gradito al Pd ma non a loro. Renato Brunetta sostiene che dietro la decisione del premier c’è la “volontà di andare a elezioni anticipate”. Ma a stretto giro replica Luca Lotti, braccio destro del leader Pd: “Voteremo nel 2018, dopo aver fatto le riforme. Noi vogliamo farle insieme a FI, ma se Brunetta non vuole e Berlusconi lo seguirà, le faremo senza FI”.

E’ caos anche dentro FI: nel timore che il gruppo non superi compatto la prova della scheda bianca e qualcuno voti Mattarella, la tentazione è uscire tutti dall’Aula. Ma Raffaele Fitto, che è a capo della ‘fronda’ azzurra, subito si smarca: “Sarebbe l’ennesimo autogol”.

 Ecco il risultato della terza votazione per l’elezione del presidente della Repubblica

Presenti e votanti, 969
Quorum, 673
Schede bianche, 513. Nulle 27, 70 i voti dispersi.

Hanno ottenuto voti:

Imposimato, 126
Castellina, 33
Feltri, 56
Bonino, 23
Rodotà, 22
Barani, 21
Pagano, 11
Sabelli Fioretti, 8
Gualdani, 7
Guerra, 5
Guccini, 4
Manconi, 4
Mattarella, 4
Abate Russo 2
Casini, 2
Frattini, 2
Greggio, 2
Olita, 2
Razzi, 2
Soglio, 2.

IL PUNTO DOPO IL SECONDO SCRUTINIO

Nuova fumata nera per l’elezione del presidente della Repubblica: al secondo scrutinio con la maggioranza dei 2/3 le schede bianche sono state 531, crescono a 143 i voti dispersi mentre Fernando Imposimato, candidato M5S, ha ricevuto 12 preferenze.

Ecco i risultati della seconda votazione:

Presenti e votanti: 953
Maggioranza: 673
Imposimato, 123
Feltri, 51

Castellina, 34
Bonino, 23
Rodotà, 22
Sabelli, 14
Gualdani, 10
Pagano, 7
Versace, 6
Prodi, 5
Severino, 5
Mattarella, 4
Razzi, 4
Sangalli, 4
Greggio, 3
Guerra, 3
Messina, 3
Barani, 3
Bersani, 2
Cimmino, 2
Finocchiaro, 2
Frattini, 2
Marinetti, 2
Scognamiglio, 2

Voti dispersi, 143

Schede bianche, 531
Schede nulle, 26.