EgyptAir, prima della picchiata 180 secondi di mistero in cabina di pilotaggio

EgyptAir

L’ASSOLUTO SILENZIO del network del Terrore islamista, l’assenza di una rivendicazione o di qualcosa che le somigli, il controllo privo di decisive evidenze e di “profili sospetti” della lista passeggeri, fanno ora dell’EgyptAir MS804 un rebus ancora più cupo. Che, se è vero che lascia al centro delle ipotesi coltivate con maggiore convinzione quella della decompressione esplosiva a bordo (provocata da un ordigno temporizzato, piuttosto che da un kamikaze), obbliga a tenere aperto almeno un altro scenario. Che qualcosa possa essere accaduto nella cabina di pilotaggio dell’Airbus. E questo, non solo perché “Germanwings 9525” (150 morti sulle Alpi francesi il 24 marzo 2015) è un fantasma che continua a ballare nella coscienza dell’aeronautica civile del mondo intero, ma in ragione dei 180 secondi di incomprensibile silenzio radio che hanno preceduto la picchiata dell’aereo verso le acque nere del Mediterraneo. In un punto individuato dalle coordinate 33°32′ Nord, 29°13′ Est se hanno ragione i satelliti dell’Esa che lì hanno fotografato una chilometrica lingua di cherosene. Non lontano da dove sono stati recuperati i primi resti della fusoliera, 295 chilometri al largo di Alessandria di Egitto.

Centottanta secondi, dunque. Tre giri di lancette di orologio. Un’eternità, a 11 mila metri di quota e 800 chilometri orari. Per una storia che deve tornare ad essere letta ancora una volta dall’inizio. E dai quei pochi incontrovertibili dati documentati dalle autorità aeronautiche greche che ne scandiscono la sequenza.

Parigi Roissy Charles De Gaulle. Mercoledì sera. L’Airbus è alla sua quinta rotazione giornaliera. Arriva dal Cairo (dove deve rientrare) ed è in ritardo. I controlli (cockpit , cabina passeggeri, toilette) sull’aereo atterrato alle 21.55, vengono completati dal personale della compagnia e dagli addetti alle pulizie in meno dei 60 minuti previsti dagli standard di sicurezza. Se un ordigno temporizzato è già a bordo, plausibile che non venga individuato. Se invece viene portato a bordo, l’unica ipotesi ritenuta verosimile dalla sicurezza francese è che passi attraverso il duty free . Consegnato all’ipotetico passeggero kamikaze da un complice addetto agli stand e camuffato in merce che da lì all’imbarco non viene sottoposta a controllo in nessun aeroporto europeo. Alle 23.09, il volo MS804 stacca dalla pista di Roissy.

“Efharistò. Grazie”. Ore 1.24: l’Airbus, a una quota di crociera di 11 mila metri, entra nello spazio aereo greco. Ottiene il permesso a proseguire per una rotta sud-est che, dopo 60 minuti di volo, a sud dell’isola di Karpathos, lo farà entrare nel sentiero di discesa verso le coste egiziane. Comandante e copilota non segnalano alcun problema. Le condizioni meteo sono eccellenti lungo l’intera rotta. L’aereo è in assetto e – per quanto ne riferisce EgyptAir – non manifesta e non ha manifestato alcun problema meccanico dopo l’incidente del 25 giugno 2013, quando un’avaria a un motore lo costrinse al rientro e atterraggio di emergenza dopo un decollo per Istanbul.

Tra l’1.48 e l’1.50, sulla verticale dell’isola di Kea, il Controllo del traffico aereo greco ricontatta la cabina per segnalare il passaggio alle cure del centro di traffico meridionale ellenico. Il comandante è di buon umore. Scherza col controllore. Lo ringrazia nella sua lingua: « Efharistò ».

Le chiamate a vuoto. Ore 2.27: il nuovo Centro di controllo greco che ha preso in carico l’MS804, chiama il cockpit sulla frequenza radio regolarmente utilizzata fino a quel momento. Come prevede il protocollo deve segnalare ai piloti l’imminente uscita dallo spazio aereo ellenico e fornire le nuove coordinate radio con cui agganciare il Controllo del traffico aereo egiziano. È una chiamata obbligatoria, come obbligatoria è la risposta. Ma la cabina di pilotaggio dell’Airbus, tace. Alle 2.28, nuovo tentativo di contatto. L’aereo procede a una quota e una velocità stabili e nulla lascia immaginare che possa esserci un qualche problema. Ma anche questa seconda chiamata è “vuota”. È l’indizio di un problema. Al punto che, alle 2.29 e quindi alle 2.30, la terza chiamata viene effettuata anche sulle frequenze radio di emergenza, immaginando che qualcosa sia accaduto o stia accadendo. Ma MS804 continua a tacere. Su entrambe le frequenze. E intanto è uscito dallo spazio aereo greco. Centottanta secondi di silenzio. Cosa sta accadendo nel buio pesto a 11 mila metri di altezza e 800 chilometri orari?

“Il fattore umano”. Mancano otto minuti al momento in cui i radar registreranno le due virate (90 gradi a sinistra, 360 a destra) che segnalano la perdita di quota e la picchiata dell’Airbus verso il mare, ma qualcosa a bordo, evidentemente, è già accaduto oppure sta accadendo. Le ipotesi sono due. E in entrambe il «fattore umano» è decisivo. Il silenzio radio tra le 2.28 e le 2.30 consente una sola alternativa. Che entrambi i piloti in cabina abbiano perso coscienza per una decompressione improvvisa, dovuta a un’esplosione o a una grave avaria del sistema di pressurizzazione. Oppure, al contrario, che i due piloti e la loro attenzione siano concentrati
in quei minuti su altro. Perché stanno lottando contro qualcosa e qualcuno. Oppure perché stanno lottando tra loro. È un fatto che neppure nel momento della picchiata, nella cabina del MS804 qualcuno avrà la forza o il tempo di lanciare il mayday o di aprire la radio.

La Repubblica