Effetto Champions. La Roma si butta via un’altra volta

De-Rossi

Tutto il bene e il male della Roma in una sola partita: schizza subito avanti, sonnecchia, raddoppia, si addormenta sul più bello, crolla e si fa rimontare. A Cagliari, cinque giorni dopo il capitombolo europeo con il Porto, va in scena un altro giro sulle montagne russe giallorosse: da 2-0 a 2-2, stavolta senza espulsioni, ma riuscendo comunque a complicarsi la vita. Addio sogni di punteggio pieno in classifica: dopo due giornate, tra le grandi vere o presunte, a sei punti c’è solo la Juve.

Gli esami romanisti, soprattutto dopo la fresca bocciatura dalla Champions all’Europa League, non finiscono mai. Così, il quarto appello stagionale della scolaresca giallorossa coincide con la quarta differente selezione di assenti e presenti dall’inizio partorita dal professor Spalletti. Stavolta senza particolari sconvolgimenti negli uomini e nei moduli, ma con una sorpresa comunque inclusa: vade retro in panchina Dzeko, dirottamento di Bruno Peres a sinistra e promozione di Florenzi, ripristinato terzino destro, a capitano di giornata al posto di De Rossi, regolarmente al suo posto ma punito per lo scriteriato rosso infrasettimanale con il Porto.

Forse commosso dall’ansia da risultato e prestazione della Roma, il Cagliari non trova niente di meglio che aiutarla subito: Isla abbocca al primo amo lanciato da El Shaarawy, rigore netto e trasformato da Perotti, al terzo centro (sempre dal dischetto) in due giornate. Una simile partenza in discesa, però, non può bastare a garantire una tranquilla serata senza paure a Spalletti. La Roma, infatti, ha sempre il solito vizio di lasciare le cose in sospeso, ingarbugliarsi la vita (soprattutto con i tre piccoli davanti) e calare d’intensità, permettendo al Cagliari di buttarla sul fisico, riprendere le giuste misure e dettare i ritmi.

Borriello, quinto gol dell’ex.

Un piccolo ribaltone senza conseguenze prima dell’intervallo, dopo un rigore reclamato per un presunto contatto sull’uscio dell’area romanista tra Barella e Strootman, solo perché la capocciata velenosa dell’ex Borriello incoccia sul palo a Szczesny battuto. Più grande, a livello concettuale, quello attuato all’alba della ripresa da Spalletti con la restaurazione di Dzeko. Mossa azzeccata, nonostante i mugugni provenienti dal loggione: il primo pallone toccato (di testa) dal bosniaco diventa una sponda da manuale che libera Strootman per il colpo del raddoppio. Neanche così, con il doppio vantaggio in tasca e una riconfigurazione di squadra riuscita con successo grazie a Dzeko, la Roma riesce a regalarsi un secondo tempo all’insegna della spensieratezza: alla prima dormita difensiva, grazie a un’invenzione di Sau, Borriello timbra puntuale il cartellino con il gol dell’ex (il quinto negli ultimi quattro incroci). Dalla paura dell’assalto finale del Cagliari viene fuori l’ennesimo atto trasformistico della serata spallettiana: Perotti immolato sull’altare di Fazio per allestire una difesa a tre d’emergenza. Ma la Roma è sempre la solita: rinuncia a giocare e regala, con Florenzi, la carambola che Sau trasforma nell’ennesimo suicidio calcistico.

La Stampa