Ecco la nuova Rai una rete senza spot e un manager con pieni poteri

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La nuova Rai è ancora un progetto in embrione, un insieme di linee guida che si tradurranno in ddl solo nel prossimo Consiglio dei ministri. Renzi ha confermato tutte le anticipazioni: si pensa a tre canali con vocazioni molto diverse tra loro. Uno generalista, l’altro puntato sull’innovazione e il terzo canale “culturale” e senza pubblicità. A pensarci bene, è la stessa “architettura” di RadioRai che già da tempo ha dato una svolta anche all’informazione riducendo il numero delle edizioni attivando sinergie passanti. Una riforma “soft” non è però quella che vuole il premier: prioritario è in questo senso il rinnovo della concessione e del contratto di servizio che scadrà nel maggio del 2016. Definita la mission del servizio pubblico si deciderà come affrontare il capitolo “canone”.
Il sottosegretario allo Sviluppo Antonello Giacomelli ha pronto il suo progetto per modificare la riscossione del canone. Il “balzello” più odiato ed evaso dagli italiani. L’attuale «imposta sulla detenzione degli apparecchi» verrebbe riscossa in base a un complesso calcolo di coefficienti allegato alla bolletta elettrica. Giacomelli avrebbe voluto introdurre la novità già nel 2014 ma non è stato possibile. Anche perché era proprio il premier Matteo Renzi ad essere favorevole a una abolizione tout court della gabella. Un desiderio che però deve fare i conti con la realtà. Senza gli introiti del canone, circa un miliardo e 700 milioni, l’azienda di viale Mazzini non potrebbe vivere. Un capitolo a parte l’informazione: il governo è favorevole al Piano Gubitosi, l’accorpamento in due news room delle varie testate.

Il Messaggero