Ecco il Frosinone. Con Candreva a caccia del poker

CANDREVA

Il primo derby regionale della storia tra Lazio e Frosinone ha un risvolto curioso: la Curva Nord biancoceleste e i tifosi gialloblù si ritrovano uniti contro Lotito, che per motivi legati alla vendita dei diritti televisivi polemizzava (nella famosa telefonata con Iodice, ex ds dell’Ischia) sull’eventuale promozione in A di Carpi e appunto Frosinone, poi puntalmente avvenuta. Saranno 3mila i sostenitori della squadra ciociara oggi all’Olimpico, dove la Lazio vuole vincere la sesta partita in casa su sei. In assoluto, Europa League compresa, sarebbe il quarto successo consecutivo, l’ideale per vivere la sosta in serenità. Pioli però chiede ai suoi di non sottovalutare un avversario capace di pareggiare allo Stadium con la Juve: “Ci siamo preparati con umiltà perché non sarà facile. Servono approccio adatto e precisione tecnica. Veniamo da 3 vittorie consecutive ma dobbiamo insistere, non abbiamo fatto ancora nulla: conta solo il risultato di questa partita”.

Dalle prove di ieri a Formello, cambia il modulo: sarà 4-3-3 con Cataldi (o Milinkovic), Biglia e Parolo a centrocampo. In attacco tre ballottaggi: a destra tra Candreva, al rientro dopo l’infortunio alla caviglia che lo ha costretto a saltare 4 gare, e Felipe Anderson (probabile staffetta), al centro tra Djordjevic e Matri, a sinistra tra Keita e Kishna. La retroguardia dovrà arginare Ciofani e Dionisi, le due punte del Frosinone. Pioli pretende concentrazione e non solo: “Abbiamo ritrovato solidità e spirito giusto, ma in fase difensiva dobbiamo essere più compatti”. Già: in appena 3 gare su 11 la Lazio non ha subìto gol. Per questo Pioli sceglie il modulo meno sbilanciato. Con Mauricio squalificato, coppia centrale Hoedt-Gentiletti. Nella Tevere verrà esposto uno striscione per rivendicare lo scudetto 1914/15 (ex aequo col Genoa), con tanto di petizione da sottoscrivere (in postazioni allestite fuori dallo stadio) per arrivare a 30mila firme e poi formalizzare il ricorso da presentare in Figc.

La Repubblica