Ecco i 17 impresentabili nelle liste delle regionali: Puglia e Campania nel mirino

Rosy Bindi

La lista nera dei diciassette che fa tremare i partiti. Da destra a sinistra. Ben 13 sono campani, 4 pugliesi. Altri nomi si aggiungeranno venerdì. Ma è già scontro nella commissione parlamentare Antimafia che ha voluto l’inchiesta e la pubblicazione. Che però rimane per ora monca, congelata in vista della stesura definitiva. La lista completa infatti sarà resa pubblica nel giorno in cui sulla campagna elettorale scenderà il sipario e resteranno meno di 48 ore all’apertura delle urne.

“Non possiamo fare uscire solo quattro nomi“, urla la presidente Rosi Bindi intorno alle 19, quando sta per finire la riunione lunga tre ore dell’ufficio di presidenza della commissione. Un braccio di ferro estenuante sulla pubblicazione immediata o meno. Lei avrebbe voluto leggerli uno per uno davanti alle telecamere solo venerdì, quando le procure e le prefetture avranno completato lo screening anche sui 13 campani ancora “incerti”. Contrario il suo partito, col capogruppo pd Francesco Mirabelli che aveva ricevuto dalla segreteria Renzi il mandato per sollecitare la pubblicazione immediata di qualsiasi nome. Contrari al rinvio anche i Cinque stelle.

Alla fine la spuntano loro: vengono ufficializzati almeno quei quattro nomi certi, i “pugliesi“.  E poi ecco i tredici nomi dell’altra regione cerchiata in rosso, ma lì si entra nelle sabbie mobili di Gomorra. La lista degli impresentabili diventa nebulosa, appena si varcano le province calde di Caserta, Avellino, Benevento. Perché se è vero che la gran parte dei nomi della black list proviene proprio dalla Campania, è anche vero che le Prefetture e le procure di quelle tre province non hanno ancora completato lo screening.  Il cerchio si stringerà sui 13 ancora “sub iudice”.

Ma chi sono? L’unico nome campano che compare per certo nell’elenco è quello di Antonio Scalzone, rinviato a giudizio per reati associativi e candidatonella circoscrizione di Caserta nella lista “Popolari per l’Italia” che sostiene Caldoro.  Ma ce ne sarebbero altri dodici in attesa dell’ultimo responso in Antimafia.

La Repubblica