Ecco gli 80 euro ma non per tutti

TASSE SOLDI

Una buona fetta di statali e di insegnanti, gli incapienti, le partite Iva e i pensionati non avranno il bonus da 80 euro contenuto nel decreto varato ieri dal Consiglio dei ministri. Quella che è stata definita dal premier Renzi come la «quattordicesima» andrà a coloro che guadagnano meno di 26.000 euro lordi, ovvero circa 1.500 euro netti mensili. Ma questo range oltre ad escludere una fetta di dipendenti del pubblico impiego, taglia fuori anche i cosiddetti incapienti, ovvero coloro che hanno un reddito sotto gli 8.000 euro annui, cioè un livello tale da non essere soggetti al fisco. Di questa fascia di povertà il governo si occuperà in un non ben precisato prossimo futuro. Anche coloro che avranno a maggio i faditici 80 euro dovranno stare sulle spine per il prossimo anno. Infatti mentre per quest’anno le coperture ci sono, per il 2015 dovranno essere stabilite con la legge di Stabilità. E tutto può succedere. Ma Renzi è entusiasta: abbiamo smentito i gufi e i rosiconi.

Anche questa manovra appare più uno spot che un’operazione sostanziale. Tant’è che gli 80 euro in più che andranno a una platea stimata da Renzi in 10 milioni di persone, non vengono distribuiti a fronte di un incremento del pil ma saranno coperti con prelievi da altri settori o da tagli.

Invece delle slide quasta volta Renzi ha usato i twitt per illustrare in modo sintetico ma fumoso i contenuti del decreto. Dentro ci sono tutti i temi anti-casta scippati ai grillini. C’è il numero massimo di 5 auto blu a ministero con lo slogan «tutti i sottosegretari e i direttori generali a piedi». Valore pochi milioni di euro ma fanno fumo negli occhi. Poi c’è quella che è stata definita la «norma Olivetti»; ovvero il tetto di 240.000 euro l’anno per i megadirigenti pubblici. Riguarderanno i top manager degli enti sui quali già Monti aveva posto un tetto. Di fatto, però, «l’indicazione» del governo è soggetta ai consigli di amministrazione delle società controllate che potranno recepirla o meno con un voto dei consigli di amministrazione. Restano fuori la Rai e Camera e Senato. I due rami del Parlamento avendo autonomia normativa dovranno decidere per proprio conto. L’azienda televisiva pubblica continuerà a dispensare ai suoi dirigenti stipendi d’oro ma dovrà comunque contribuire con 150 milioni alla copertura del decreto. Come? Renzi ha suggerito di vendere RaiWay o di ridurre le sedi regionali e ha sottolineato con tono di sfida che «la partecipazione a questo provvedimento non è volontaria».

Come e in che tempi le mega retribuzioni dei dirigenti pubblici saranno decurtate resta un mistero. Come pure c’è un punto interrogativo sulle loro future pensioni. Renzi ha spiegato che non risentiranno del taglio dello stipendio. Ma come è possibile?

Sul tetto agli stipendi Renzi ha polemizzato con i magistrati. «Non credo che sia un attentato alla libertà e all’indipendenza della magistratura se lo stipendio viene ridotto di 70 mila euro» ha arringato spavaldo. Poi la stoccata velenosa: «Non sono convinto dalla posizione espressa dall’Anm, rispetto il principio di separazione dei poteri, io non commento le sentenze e mi aspetto che i giudici non commentino il processo di formazioni delle leggi che li riguardano. Commentino semmai le riforme vere e non le indiscrezioni». Immediata la replica del presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli: «Le leggi, così come le sentenze, si possono commentare e anche criticare. Ma entrambe si devono rispettare».

Altra misura è l’obbligo per gli enti locali di mettere online le spese entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto. «Se l’amministratore non lo fa, lo Stato riduce i trasferimenti». Renzi spiega che «così sarà chiaro dove tagliare. E se non lo capiranno le amministrazioni sarà il governo, attraverso il commissario alla spending review ad entrare nei loro conti». Poi ci sono le già annunciate riduzioni di spesa della Difesa, con un taglio al programma degli F35 di 150 milioni. Il decreto prevede interventi sulle municipalizzate, saranno sfoltite da ottomila a mille, e la riduzione degli spazi occupati dalla pubblica amministrazione. Colpiti i giornali (addio all’obbligo di pubblicare i bandi che vale 100 milioni) e i partiti, con lo stop alle tariffe postali agevolate.

IL TEMPO