Ebola, rabbia in Veneto contro gli Usa

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Stanno tutti bene gli 11 militari americani ‘confinatì nella base di Vicenza dopo il rientro dalla Liberia, paese tra i più colpiti da Ebola. Ma si alza la polemica sull’opportunità che la quarantena precauzionale avvenga in Italia anzichè negli Usa. A chi ha sollevato il problema – in primis il governatore Luca Zaia, ma anche i deputati del M5S – ha risposto il gen. Derryl Williams, che ieri in videoconferenza per i cronisti accolti nella base ‘Setaf’ alla caserma Ederle ha spiegato: «La scelta di farci rientrare a Vicenza è stata dei vertici militari americani, noi abbiamo obbedito a degli ordini». Un lungo intervento a ruota libera, quello del generale, durato oltre mezzora e poi le domande a raffica dei cronisti. , «In isolamento per altri 18 giorni». Williams ha spiegato tutto. A partire dai numeri, che poi sono l’attualità. «Un contingente di altre 30-35 persone è in arrivo domani (oggi per chi legge, ndr) e altre 30-35 nella giornata di sabato». Il programma di viaggio dovrebbe essere lo stesso: dalla Liberia in Italia via Monrovia, con atterraggio prima a Pratica di Mare e quindi all’aeroporto Marco Polo di Venezia, per giungere infine alla base in pullman, guidato da militari americani.
LE VERSIONI

Un’altra versione, non ufficiale, parlava di 38 arrivi nel secondo gruppo e altri 38 nel terzo, per un totale complessivo di 87 persone. Poca differenza dunque. Quello che è certo, secondo le parole dell’alto ufficiale statunitense, è che non ci saranno altre partenze da Vicenza. «Il prossimo contingente Usa previsto in Africa partirà dal Kentucky, la 101/a Divisione aviotrasportata, mentre non sono previste nel breve termine, nuove missioni dalla Ederle-Del Din. La nostra giornata tipo? Normalissima: sveglia, sport, lavoro al computer. Pranzi su piatti di carta, poi viene bruciato tutto. Alla sera ci colleghiamo via skype con le famiglie: la mia nipotina ha 11 mesi, mi chiama già nonno». Poi le rassicurazioni. Continue. Inserite quasi in tutte le risposte. «Stiamo bene e siamo felici di essere tornati in Italia – ha spiegato il generale Williams, sorridendo – nessuno di noi ha mai avuto sintomi. I controlli li facevamo anche in Liberia, arrivando a misurarci la febbre sei volte al giorno, esiti sempre negativi».
IL GOVERNATORE

«La sanità veneta, se richiesta, è pronta a collaborare attivamente con le autorità americane della base di Vicenza ma, proprio per l’amicizia e la franchezza reciproche, devo dire che i marines rientrati dall’Africa e quelli che rientreranno nei prossimi giorni non dovrebbero essere reinviati in Veneto per trascorrere la quarantena per l’Ebola, ma negli Stati Uniti, che sono la loro patria». Lo ha detto il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, nel corso del punto stampa tenutosi ieri al termine della seduta della Giunta regionale. «Farò presente la mia convinzione all’ambasciatore statunitense – ha aggiunto Zaia – perché considererei più rispettosa per i cittadini veneti una scelta di questo tipo, quantunque si possa essere certi che i militari in questione vengono monitorati costantemente e sono giunti in buona salute».

Il Messaggero