Ebola, l’Oms prepara un piano straordinario per 20mila contagiati

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MILANO Ebola infuria eppure l’emergenza è solo all’inizio. In Africa Occidentale il virus ha già ucciso 1.552 malati e l’epidemia continua ad accelerare, è l’allarme dell’Organizzazione mondiale della sanità. Che nel suo ultimo rapporto aggiorna i dati sull’infezione, innalzando a 3.069 i casi di contagio (tra confermati, probabili e sospetti) in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone. Ma il bilancio dell’Oms è solo la rappresentazione in minima scala degli effetti che Ebola produrrà da qui al termine del suo cammino di morte: le persone colpite dal male, calcolando anche quelle contagiate prima delle misure di controllo messe in campo, potrebbero essere più di 20 mila.
I TEMPI
«Tentare di fermare Ebola in Africa occidentale è come tuffarsi al centro di uno Tsunami», racconta sconfortata la direttrice regionale del Programma alimentare mondiale al ritorno dalla Liberia. Qui, riferisce Medici senza frontiere, la «situazione è critica» e l’epidemia «si sta diffondendo a ritmi mai visti». Come conferma la coordinatrice a Monrovia Lindis Hurum: «Il numero di pazienti sta aumentando molto più rapidamente di quanto pensavamo e siamo costretti ad adattare la nostra strategia ogni giorno. Stiamo disperatamente cercando di avere altri letti, abbiamo i bulldozer e stiamo costruendo nuove tende. In tutti i quartieri della città le persone muoiono e si ammalano ogni giorno». Obiettivo dichiarato dell’Oms è fermare la trasmissione di Ebola entro sei-nove mesi: è pronto un nuovo piano di interventi con un finanziamento di 490 milioni di dollari e una road map per definire al meglio le azioni da intraprendere. In base al piano la mobilitazione sarà massiccia, con 12 mila dipendenti locali e oltre 750 esperti internazionali. «Non si tratta di una crisi africana, bensì di una questione globale», afferma Bruce Aylward, vice direttore generale dell’Oms. Secondo l’organismo negli ultimi 21 giorni si è registrato il 40% dei casi, tuttavia in alcune zone il numero di infezioni potrebbe essere da due a quattro volte superiore. Il tasso di mortalità media è del 52% e oscilla dal 42% della Sierra Leone al 66% della Guinea, dove la maggior parte delle infezioni si concentra nella regione di Gueckedou con il 62% di tutti i casi segnalati dall’inizio dell’epidemia in dicembre. Intanto in Nigeria è avvenuto il primo decesso fuori dalla città di Lagos: un medico è morto il 22 agosto dopo aver curato un paziente a sua volta in contatto con il primo malato di Ebola in Nigeria. Per Medici senza frontiere la risposta internazionale al virus «continua a essere caotica e del tutto inadeguata»: la propagazione della malattia «è stata fuori controllo per mesi, ma la comunità sanitaria mondiale ci ha messo troppo tempo a reagire e anche adesso la reazione è pericolosamente inadeguata».
«OMS INEFFICACE»
E’ il direttore delle operazioni Brice de Levigne a mettere in guardia: «La roadmap dell’Oms è la benvenuta, però non deve dare un falso senso di speranza. Quando si elabora un piano occorre anche realizzarlo». Per l’esperto di Msf «abbiamo imparato una lezione spiacevole negli ultimi sei mesi: oggi nessuna delle organizzazioni presenti nei Paesi più colpiti è in grado di avere un impatto sostanziale sulla diffusione dell’epidemia. Per alcune si tratta di effettivi limiti di capacità – semplicemente non sono in grado di fare di più – mentre altre pare debbano essere spronate perché mostrino una maggiore volontà di agire e realizzino attività efficaci e su scala adeguata». Nel frattempo in Italia si intensificano le misure di sicurezza anti-contagio. In Liguria è scattata la rete di prevenzione, a tutte le strutture sanitarie regionali è stato trasmesso un documento sul virus e la sorveglianza che deve essere attivata. Saranno controllate tutte le persone che hanno soggiornato in Guinea, Liberia, Sierra Leone, Nigeria e Congo nei 21 giorni precedenti e coloro che hanno avuto un contatto anche casuale con un malato o con pazienti con possibile incubazione del virus.

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