Ebola, la Farnesina stanzia 1,5 milioni

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MILANO Un virus mortale, ma anche destabilizzante per i Paesi in cui imperversa. «La magnitudine della crisi» provocata dalla diffusione di Ebola in Africa «è andata al di là del settore sanitario e umanitario», è diventata sistemica poiché «tocca i fondamentali della società». E «rischia di minare quanto raggiunto finora nei Paesi africani», avverte l’Unione europea. Che richiama la comunità internazionale a maggiori responsabilità: l’intera struttura delle aree colpite dall’epidemia è in pericolo, dall’agricoltura, al commercio al cibo, è il monito di Bruxelles. Servono dunque «maggiori finanziamenti» e soprattutto è necessario «non isolare» gli Stati colpiti.
LA UE CORRE AI RIPARI
Così anche l’Europa si prepara ad affrontare Ebola, benché il rischio che l’epidemia varchi i confini dell’Africa e approdi in Occidente sia in realtà limitato, tranquillizzano le autorità di Bruxelles. Il contagio però ha raggiunto dimensioni tali che non può essere considerato soltanto il problema di un altro continente. Oggi l’emergenza sarà affrontata dal Consiglio europeo, mentre la Farnesina ha messo a punto un programma di interventi da 1,5 milioni di euro per contrastare l’epidemia in Africa. Il ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale ha stanziato un contributo di 240.000 euro per l’Organizzazione mondiale della sanità destinato all’invio di medici, alla fornitura di medicine e di attrezzature, al rafforzamento dei sistemi di sorveglianza epidemiologica e al coordinamento e supporto logistico delle attività di risposta all’emergenza. «La Farnesina – precisa una nota – finanzierà inoltre l’invio di personale medico italiano specializzato, in particolare di professionalità provenienti dall’ospedale Spallanzani di Roma, centro di eccellenza a livello nazionale e internazionale per la cura delle malattie infettive e, attraverso un apposito fondo, sosterrà le attività delle ong italiane presenti nella regione, in particolare in Sierra Leone». Il contributo si aggiunge ai 200.000 euro inviati ad aprile all’Oms per la realizzazione di attività in Guinea. Fondi ai quali le popolazioni africane legano la loro sopravvivenza: gli ultimi dati dell’Organizzazione mondiale della sanità confermano l’ulteriore aggravarsi dell’epidemia con 3.052 casi «probabili, confermati e sospetti» e 1.546 decessi.
VIRUS ANCHE IN SENEGAL
Nonostante la progressiva chiusura delle frontiere, la malattia non conosce confini. Ieri è stato annunciato il primo contagio di Ebola in Senegal, centro strategico per la comunità finanziaria e per le organizzazioni umanitarie. Il ministro della Salute Awa Marie Coll Seck ha riferito che il malato è uno studente universitario della Guinea giunto dal suo Paese, dove il morbo è stato isolato già a marzo. Non è chiaro quando il giovane sia entrato Senegal, visto che il governo di Dakar ha chiuso il confine con la Guinea, evidentemente però i controlli si sono rivelati insufficienti. Nei giorni scorsi una squadra epidemiologica della Guinea ha avvertito il Senegal di avere perso le tracce di una persona infettata, le autorità senegalesi hanno messo in quarantena il giovane accertando che è proprio la persona fuggita dal ricovero. Buone notizie intanto dal fronte della sperimentazione dello ZMapp: il farmaco sperimentale è riuscito ad annientare Ebola in un gruppo di scimmie a uno stadio avanzato della malattia. «La terapia deve ancora essere sperimentata sull’uomo – premettono i ricercatori – Tuttavia i nuovi dati indicano che il siero potrebbe essere un’opzione promettente per trattare il virus». 

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