Ebola, cresce il rischio per medici e volontari dei paesi occidentali

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MILANO Sanno cos’è il virus, sono consapevoli della sua mortalità, hanno gli strumenti e le conoscenze per difendersi. Ma Ebola non perdona. Dopo l’infermiere inglese che prestava assistenza come volontario ai malati in un ospedale pubblico di Kenema, anche un rappresentate dell’Organizzazione mondiale della sanità è stato colpito dalla malattia infettiva con maggiore tasso di mortalità. E’ la stessa Oms a dare l’annuncio, senza fornire ulteriori particolari: in Africa occidentale il panico dilaga, medici e sanitari abbandonano i centri di cura temendo il contagio, la notizia che anche gli esperti stranieri che dovrebbero salvare i malati vengono contagiati potrebbe avere pericolose ripercussioni sociali. Sia nelle aree devastate da Ebola che nei Paesi occidentali da cui provengono i due pazienti, dove il virus potrebbe essere importato.
MALATO IN INGHILTERRA
L’operatore dell’Oms si trova in Sierra Leone e «sta ricevendo le migliori cure possibili», sottolinea un portavoce da Ginevra. Ma presto sarà trasferito, come è accaduto ieri al cittadino britannico che viveva a Kenema nella residenza organizzata da un’università americana per i suoi ricercatori. William (è stato diffuso solo il nome) è stato caricato su un aereo C17 Royal air force appositamente attrezzato e ricoverato in una unità di isolamento presso il Royal Free di Londra. «Gli ospedali del Regno Unito hanno una comprovata esperienza nell’affrontare le malattie infettive come Ebola, il paziente sarà ottimamente assistito», afferma il vice capo ufficiale medico John Watson. Quanto alle preoccupazioni per un eventuale passaggio del virus, Paul Cosford, direttore per la tutela della salute pubblica, assicura che William è stato trasferito seguendo «tutti i protocolli appropriati prontamente attivati: le misure di protezione sono state rigorose per ridurre al minimo il rischio di trasmissione sia al personale che lo ha assistito durante il volo sia agli operatori che lo cureranno». Il fatto che i cittadini stranieri vengano rimpatriati e curati mentre la popolazione locale continui a morire potrebbe però essere considerato uno schiaffo in pieno volto dall’Africa, dove la tensione è altissima. Nonostante gli ordini di Monrovia, nei giorni scorsi i frontalieri hanno segnalato che molte persone sono fuggite dalla Liberia, ignorando l’avvertimento di Eric Dennis, vice-capo di Stato Maggiore: «I soldati al confine con la Sierra Leone possono sparare senza preavviso a chiunque tenti di attraversare la linea». A West Point, baraccopoli nella periferia della capitale, alcuni abitanti hanno preso in ostaggio un funzionario statale e la sua famiglia, facendo scattare l’intervento dell’esercito. Secondo le organizzazioni umanitarie la violenza è esplosa per le drammatiche conseguenze della quarantena imposta al sobborgo – senza cibo e acqua – e per il fatto che alla famiglia del funzionario sia stato concesso il permesso di lasciare la città.
VIRUS ANCHE IN CONGO
Intanto il Congo diventa ufficialmente il quinto Paese contagiato. Il ministro della Salute Fèlix Kabange Numbi annuncia che «il virus Ebola è presente nella Repubblica Democratica del Congo, nella provincia dell’Equatore: i risultati dei test sono positivi», dice riferendosi ai campioni prelevati da 13 morti per febbre emorragica. Ma il numero dei malati potrebbe essere maggiore, considerato che un’ottantina di familiari ha avuto contatti con i pazienti deceduti. Per alleviare le sofferenze della popolazione un cargo con 68 tonnellate di forniture sanitarie e igieniche dell’Unicef è atterrato ieri mattina a Monrovia. Il carico contiene indumenti di emergenza per medici e infermieri, 27 tonnellate di cloro concentrato per disinfettare e depurare l’acqua, 450.000 paia di guanti in lattice, sali per la reidratazione e kit per cibo terapeutico. «L’Unicef lavora su più fronti – spiega il rappresentante Sheldon Yett – Fornisce approvvigionamenti e sensibilizza le comunità con le informazioni utili per fermare la diffusione della malattia».

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