Ebola, allarme Onu: «È una minaccia per pace e sicurezza»

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Ci sono stati momenti di commozione ieri pomeriggio quando il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito per lanciare la missione mondiale contro l’Ebola. I rappresentanti dei Paesi colpiti dalla più terribile epidemia dei nostri tempi hanno a mala pena controllato le lacrime mentre raccontavano quanto devastante sia diventato il contagio. Il Segretario delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon ha detto con chiarezza che la crisi «non è più solo sanitaria» ma «è una crisi umanitaria, sociale, economica, e una minaccia per pace e la sicurezza internazionale». Ban ha poi presentato la proposta per la creazione della Unmeer (United Nations Mission for Ebola Emergency Response), e il Consiglio ha votato all’unanimità. E’ solo la terza volta nella storia che il Consiglio di Sicurezza è chiamato a reagire a una tragedia sanitaria. Nel passato era avvenuto solo per la lotta contro l’Aids.
INARRESTABILE

Ma è diventato chiaro che l’Africa occidentale non riesce a fermare il virus, che sta accelerando esponenzialmente. Sebbene l’epidemia sia cominciata sei mesi fa, la metà dei decessi e dei contagi è infatti avvenuto nelle ultime tre settimane: i tecnici hanno riferito che le morti sono state 2622, e i contagi 5335; per la fine del mese le morti potranno superare quota 10 mila.
Finora il mondo aveva reagito a Ebola tagliando voli e comunicazioni, con l’effetto secondario di aggravare le condizioni economiche dei Paesi colpiti, già di per sé fra i più poveri del mondo. Il contagio è esploso in Guinea, per passare in Sierra Leone, Liberia, Senegal e Nigeria: «Questa sfida supera di gran lunga le capacità di ogni Nazione singola, ci deve essere un’operazione unitaria – ha detto l’ambasciatore americano all’Onu, Samantha Power -. Invece di isolare i Paesi colpiti ora dobbiamo inondarli d’aiuto». La risoluzione, di cui l’Italia è uno dei 130 co-sponsor, prevede di «contrastare la diffusione della malattia, curare i pazienti, garantire la distribuzione di beni e servizi essenziali e garantire la stabilità e la pace». Il voto Onu è venuto dopo che a Strasburgo il Parlamento europeo aveva riconosciuto che la comunità internazionale ha sottovalutato l’epidemia e si era a sua volta impegnato a «intensificare gli sforzi a tutto campo».
L’ISIS

E la crisi sta assumendo se possibile toni anche più spaventosi. Quando il presidente Obama, tre giorni fa, ha annunciato l’impegno americano, con l’invio di tremila soldati incaricati di costruire ospedali e addestrare personale medico, ha assicurato che l’allargamento del contagio agli Stati Uniti «appare molto improbabile». Ma da allora l’intelligence ha registrato nelle comunicazioni di noti jihadisti l’ipotesi di usare il virus come arma biologica contro i paesi occidentali. E se maneggiare questo virus contagiosissimo è alquanto difficile, è vero che Isis ha dimostrato di non avere limiti alla propria follia sanguinaria, e non si può escludere che un kamikaze scelga di infettarsi per portare il contagio contro i nemici del Califfato. Fatto inquietante, che non è stato però ancora spiegato: otto lavoratori sanitari che operavano in un paese remoto della Guinea sono stati uccisi, tre con la gola tagliata.

Il Messaggero