Ebola, a Vicenza undici soldati Usa in quarantena tra le proteste

Ebola

Ad attenderli alla scaletta dell’aereo c’erano i carabinieri, protetti dalle speciali tute isolanti. Da quel momento per undici soldati americani rientrati dalla Liberia alla base di Vicenza è scattato l’isolamento: per ventuno giorni, ovvero il periodo di incubazione di Ebola, dovranno restare in un’area della caserma Del Din, sotto stretta osservazione dei medici e senza possibilità di contatto con le famiglie. Il Pentagono non parla di quarantena, preferendo usare l’espressione «monitoraggio controllato», ma la sostanza non cambia: i militari sono tornati da una missione in Africa e il rischio che possano importare il virus è concreto.
«TUTTI SANI»
In questi giorni è atteso l’arrivo in Italia di un centinaio di militari dell’Usaraf, il contingente composto da circa 600 uomini inviato da Barack Obama in Liberia, la cui base è la caserma Del Din. «Non posso dire che vi sia lo zero per cento di possibilità che i soldati possano essere stati contagiati, tuttavia non sono stati impegnati in attività che li hanno esposti al contagio», afferma il colonnello Pedro Almeida, capo dello stato maggiore del comando. La rassicurazione più importante, in ogni caso, arriva da uno dei diretti interessati, il generale Darryl Williams, numero uno della missione africana: «La probabilità che qualcuno di noi abbia contratto Ebola è quasi zero – tranquillizza -. Stiamo benissimo». Le truppe hanno lavorato alla costruzione di un ospedale con 25 posti letto e hanno installato un laboratorio per effettuare i test del virus. L’isolamento, puntualizza il Pentagono, sarebbe dunque una semplice «misura precauzionale», ma nonostante la calma ostentata l’obiettivo degli Stati Uniti è evitare il pericolo di spalancare le proprie frontiere al virus. «Fermare Ebola in Africa è l’unica strada per tutelare gli americani», è la dichiarazione d’intenti diramata dal portavoce della Casa Bianca Josh Earnest. Tant’è che il Pentagono sta prendendo in considerazione l’ipotesi di mettere in quarantena tutte le truppe Usa in rientro dai Paesi devastati dall’epidemia. Nel frattempo il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) ha diffuso le nuove linee guida per il controllo dei sintomi di Ebola sui viaggiatori in arrivo negli Stati Uniti e provenienti dall’Africa Occidentale. Nel documento sono fissate quattro categorie, basate sul rischio. Il più alto è per le persone che hanno curato i pazienti affetti dal virus, mentre il più basso riguarda chi non ha avuto un’esposizione diretta alla malattia, ma ha viaggiato in uno dei Paesi colpiti dal contagio. Per il direttore del Centro, Tom Frieden, sono stati compiuti dei «progressi reali» nel fronteggiare la diffusione dei focolai, «ma c’è ancora molto lavoro da fare».
TENSIONE A VICENZA
Nonostante le precauzioni, a Vicenza serpeggia l’inquietudine. «Per preservare da inutili tensioni sociali una città che ospita da decenni la comunità militare Usa, chiedo che non siano diffuse notizie che facciano pensare a episodi di Ebola a Vicenza», è l’appello del sindaco Achille Variati. Ma i deputati del Movimento 5Stelle sono per un intervento drastico: «Il governo deve rispedire a Washington tutti i militari operativi nella base di Vicenza». Per l’assessore regionale Elena Donazzan però non basta: «I clandestini non sono controllati. È pericoloso l’arrivo nelle nostre città di persone che sono libere di circolare e che potrebbero essere portatrici di gravi malattie». E anche il governatore Luca Zaia è per le misure forti: «Per scongiurare Ebola è necessario chiudere le frontiere».

Il Messaggero