«È iniziato il percorso di recupero Dopo i sacrifici gli azionisti avranno grande soddisfazione»

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Massimo Tononi è il presidente del Monte dei Paschi di Siena dal 15 settembre 2015.
Presidente Tononi, è nato un nuovo Monte dei Paschi?
«No, è il vecchio Monte che ha trovato l’energia per continuare il suo percorso».
Soddisfatto?
«Molto. È stato compiuto un lavoro formidabile. Il Monte dei Paschi continuerà la sua storia secolare, sgravato da 27 miliardi di sofferenze lorde e un maggior grado di copertura dei crediti deteriorati pari al 40%, dall’attuale 29».

L’uomo della strada fatica a comprendere come una banca possa arrivare a prestare tanto denaro a clienti incapaci, poi, di restituirlo…
«La mia lettura degli eventi, ma ricordo che sono a Siena da dieci mesi, è parziale. Certamente sono stati fatti degli errori in un passato molto lontano. Va però ricordato che la lunga crisi economica ha gravato soprattutto sulle pmi, che sono la clientela tipica di una banca quale Mps».
Una crisi da cui siete usciti grazie, prima di ogni altra cosa, al lavoro di Viola.
«In altre epoche, se potessi, intitolerei una statua equestre a Viola e al suo team, per la capacità, lo spirito di sacrificio, l’integrità. Ma in quella statua, mi lasci dire, devono trovare spazio oltre al management anche i 5 milioni di clienti che hanno continuato a credere nella banca e i 25 mila dipendenti che in questi anni cosi difficili, tra mille turbolenze, non hanno mai smesso di lavorare con grande dedizione».
Cosa si aspetta oggi dalla Borsa?
«Provo un profondo dispiacere di fronte alle perdite ingenti dei nostri azionisti e confesso che questo dispiacere non è mitigato dalla consapevolezza che anche gli investitori di tutto settore bancario, in Italia e in Europa, non abbiano avuto grandi soddisfazioni. Ora, il programma annunciato venerdì scorso vede Mps presentarsi con un nuovo assetto di bilancio, profondamente diverso dal precedente. Tutto ciò sono convinto potrà dare molte soddisfazioni ai nostri azionisti. Inoltre il nostro piano prevede che la tranche junior delle sofferenze, venga distribuita pro quota agli attuali azionisti. Un ulteriore modo per condividere il percorso di recupero di Mps».
Quindi si attende un valore del titolo in crescita oggi?
«I mercati sono difficilmente prevedibili. Ma otto grandi banche internazionali hanno espresso fiducia nel piano approvato venerdì, sottoscrivendo un impegno di pre-underwriting per l’aumento di capitale».
Giovedì scorso, all’ultimo momento, è arrivata la proposta di Corrado Passera e di Ubs. Proposta, dice l’ex ministro, che lei ha alimentato salvo poi bocciarla. Perché questo voltafaccia?
«Sono stato contattato nelle scorse settimane da Corrado Passera che mi ha comunicato di avere allo studio un progetto su Mps. Alla luce della indubbia autorevolezza del dottor Passera l’ho invitato a perseguirlo e presentarlo. Quando è arrivato, giovedì scorso, eravamo nel frattempo ormai prossimi, come nei fatti è accaduto il giorno successivo, ad un accordo risolutivo e nel segno della discontinuità con la Bce, il fondo Atlante e un consorzio di banche di altissima qualità. Il consiglio di amministrazione nella giornata di venerdì ha esaminato con grande attenzione il progetto presentato dal dottor Passera e all’unanimità, a parte la mia astensione, ha ritenuto che non fosse necessario un incontro».
Resta che il salvataggio del Monte non sarebbe stato possibile senza l’intervento del governo.
«Non parlerei di salvataggio ma di un’operazione di mercato che non prevede nessun intervento dello Stato. Cosi come del resto è stato pienamente recepito dalle autorità Europee. Cio detto l’interlocuzione con Governo e Banca d’Italia è stata intensa e molto assidua. La vicinanza del ministro Padoan è stata per me importante. Inoltre non vi è dubbio che la garanzia Gacs sulle sofferenze sia un punto centrale in questo piano. Così come è risultata decisiva la costruttiva relazione instaurata con il Fondo Atlante, improntata a serietà e rigore. Ha contribuito inoltre, in modo determinante, lo spirito di collaborazione e il sostegno di Bce nei giorni che hanno immediatamente preceduto l’annuncio della nostra operazione».

Corriere della Sera