Draghi: «Riforme essenziali per l’Italia»

MARIO DRAGHI

Non più a Francoforte, nella asettica sede dell’Eurotower, ma nelle sale della settecentesca Reggia di Capodimonte intrise di storia. Il presidente della Bce, Mario Draghi, proverà da Napoli a premere ulteriormente il piede sull’acceleratore della crescita. Il governatori delle diciotto banche centrali europee, che da ieri soggiornano con vista sul Golfo, sono stati ricevuti da Napolitano a Villa Rosebery e poi ospitati per una cena di gala a Palazzo Reale. Il presidente della Repubblica, che ha avuto un faccia a faccia con Draghi, ha ribadito che «la sfida numero uno è quella di aprire un sentiero di forte e sostenibile crescita in Europa». Napolitano ha spiegato ai governatori che «l’Italia intende portare avanti un chiaro impegno di superamento delle sue debolezze strutturali a cominciare dall’elevato debito pubblico».
LO SCENARIO
Toccherà ai governatori decidere questa mattina tempi e modi dell’operazione Abs (Asset backed securities) annunciata il mese scorso. Draghi proverà a partire subito, fin da questo mese, con il piano di acquisto di cartolarizzazioni. Si era parlato di una dotazione di 500 miliardi, ma la cifra, almeno in termini di potenzialità finanziaria, potrebbe raddoppiare. Mille miliardi da far affluire sul mercato per sovvenzionare, attraverso le banche, imprese e famiglie. Ma la decisione non è scontata: nonostante una «confortevole» maggioranza, come lo stesso Draghi ha definito i recenti equilibri formatisi all’interno del board, bisognerà superare le resistenze del «falco» per antonomasia, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, che ha già votato contro il mese scorso insieme con alcuni colleghi del Nord Europa, in particolare quello finlandese.
Il duello-bis andrà in scena a Napoli, perché il banchiere, molto vicino ad Angela Merkel, ritiene che gli Abs consentiranno alle banche di trasferire i rischi in parte sull’acquirente, vale a dire la stessa Bce, il che secondo Weidmann equivale a «eliminare i rischi per gli istituti di credito a spese del contribuente». Draghi, però, non è disposto a fare passi indietro e ieri sera a Palazzo Reale ha spiegato che ognuno in Europa è chiamato a fare la propria parte perché quando «si è seduti nell’Ue non ci sono controparti, ma quel tavolo – dice – deve essere come quello di una famiglia». Il presidente dell’Eurotower ha quindi spiegato che la Bce non desisterà da «politiche monetarie affinché nell’area euro possa ripartire la crescita» consapevoli della gravità «del ciclo economico negativo» caratterizzato dalla bassa inflazione. Avverte Draghi che ogni sforzo rivolto alle imprese risulterebbe però vano se non accompagnato nei singoli paesi, oltre che da «riforme strutturali», da una «politica fiscale». Inutile insomma «immettere capitali» se poi questi verranno mangiati dalle tasse. È un richiamo ai governi perché «rispettare le regole», avverte Draghi, non impedisce di avviare quelle riforme invano chieste anche «nella direzione di politiche fiscali».
E se la Bce è pronta a fare la propria parte, occorre che anche i governi facciano la loro garantendo la sostenibilità dei bilanci, all’interno di un Patto di stabilità che contiene già flessibilità. Un discorso che il presidente della Bce tiene nella splendida sala Hercules di Palazzo Reale e non perde l’occasione Draghi di paragonare l’impresa di risollevare le sorti economiche dell’Europa alla seconda delle dodici fatiche imposte ad Ercole. Un po’ quello che accade alla Bce: misure finanziarie eccezionali, tassi di interesse pari a zero, mentre la crisi continua a galoppare. «Abbiamo però ugualmente il dovere – dice Draghi – di perseguire i nostri obiettivi».
Dalla sfida di questa mattina dipenderà l’andamento dei mercati finanziari e si spera anche il futuro prossimo dell’economia europea, a cominciare da quella italiana che all’“Ercole” Draghi affida una parte delle speranze per uccidere un «mostro» che si chiama recessione e crescita zero.

Il Messaggero