Draghi: la flessibilità non è l’unica strada ora servono riforme

MARIO DRAGHI

STRASBURGO «Pensare alla flessibilità come all’unico modo che i paesi hanno per rilanciare la crescita è abbastanza limitativo». Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ieri ha lanciato l’ennesimo avvertimento contro l’ipotesi di allentare il Patto di Stabilità e Crescita. «Le regole attuali contengono già flessibilità sufficiente», ha detto Draghi davanti in un’audizione davanti alla commissione economica dell’Europarlamento. «Dovremmo prestare molta attenzione a non tornare indietro rispetto al rafforzamento del quadro di regole del «Six pack» e del «Two pack» o a non annacquare la loro attuazione al punto che non siano più viste come un quadro credibile».
I PALETTI
Una timida apertura della Bce all’iniziativa italiana per promuovere maggiore flessibilità in cambio di riforme comunque c’è. Il problema, secondo Draghi, è «in quali circostanze può essere utilizzata». Per il presidente della Bce la flessibilità deve essere condizionata a «un profondo processo di riforme strutturali in atto, in cui si possa quantificare l’impatto di bilancio che queste riforme avrebbero». Ma «l’idea di spendere per uscire dalla crisi non è praticabile», perché «uno dei motivi della crisi è stato proprio il debito», ha avvertito Draghi.
La ricetta del presidente della Bce per tornare a crescere prevede due fronti. Come a Londra la scorsa settimana, Draghi ha proposto di «sottomettere le riforme strutturali a una disciplina comune, che non sia dissimile da ciò che abbiamo per le regole di bilancio». In altre parole, dopo il «Fiscal Compact», l’idea è di un «Reform Compact»: un processo centralizzato a Bruxelles, che costringa gli Stati membri dell’euro a adottare le riforme strutturali politicamente controverse. L’unione economica e monetaria «rimane ancora una struttura incompleta», ma ci sono «i presupposti per una qualche forma di governance comune sulle riforme strutturali», ha detto il presidente della Bce. Draghi ha indicato i mercati del lavoro e dei prodotti, la concorrenza e il completamento del mercato interno come i settori in cui è urgente agire. Inoltre, le riforme nel mercato del lavoro, del sistema giudiziario o per il completamento del mercato unico «sono grandi investimenti che probabilmente non costano molto».
I BILANCI
L’altro asse su cui i governi devono muoversi è di promuovere un «consolidamento di bilancio favorevole alla crescita», ha spiegato Draghi: «Questo significa meno spesa pubblica, in particolare improduttiva», più investimenti per infrastrutture «se c’è spazio» di bilancio, «ma soprattutto tasse più basse». Secondo il presidente della Bce, sia sul fronte delle riforme sia su quello del consolidamento, i paesi sottoposti alla Troika sono quelli che «hanno fatto di più» ottenendo risultati positivi in termini di crescita. Per Draghi, nonostante qualche segnale di miglioramento, il quadro economico rimane incerto e la disoccupazione a un livello inaccettabile. Inoltre, «l’apprezzamento del tasso di cambio è un rischio sulla ripresa» e spinge l’inflazione al ribasso. La Bce terrà i suoi tassi al livello attuale per un periodo prolungato di tempo e rimane pronta a agire con altre misure non convenzionali, se necessario.
I paletti messi da Draghi sulla flessibilità, paradossalmente, potrebbero aiutare il governo Renzi nelle trattative con gli altri paesi europei, in particolare al Vertice di ottobre quando i leader discuteranno dei contratti vincolanti sulle riforme. Nel dibattito sulle nomine europee, invece, Draghi ha voluto anche smentire le voci su una sua possibile elezioni al Quirinale. «Sto alla Bce e resterò alla Bce e tutte le voci in senso contrario, da parti forse interessate, sono prive di fondamento». 

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