Draghi-Juncker oggi il vertice d’emergenza per il caso Atene

(L-R) Luxembourg Prime Minister and Euro

L’Unione Europea ieri era sotto shock dopo le prime proiezioni in Grecia, secondo cui il partito anti-austerità di Syriza avrebbe potuto conquistare la maggioranza assoluta nel nuovo Parlamento di Atene. Poi in serata la possibilità pareva sfumata. In ogni caso i partner europei sembrano pronti solo a fare concessioni minori al leader di Syriza, Alexis Tsipras, che certamente diventerà il nuovo primo ministro. «Rispettiamo la scelta degli elettori greci, ma ora il problema è di Tsipras», dice un alto responsabile europeo. Perché, come spiega un’altra fonte dell’Eurogruppo, il programma di aiuti finanziari alla Grecia «termina alla mezzanotte del 28 febbraio». Se vuole evitare una bancarotta la prossima estate, Tsipras dovrà quindi andare a patti con i partner europei e il Fondo Monetario Internazionale per ottenere prima un’estensione tecnica del programma e poi una linea di credito precauzionale.
TEMPI STRETTI

Una vertice di emergenza si terrà già oggi, in un incontro ristretto tra i presidenti delle principali istituzioni: Mario Draghi per la Banca Centrale Europea, Jean-Claude Juncker per la Commissione, Donald Tusk per il Consiglio Europeo e Jeroen Dijsselbloem per l’Eurogruppo. Nel pomeriggio toccherà poi ai ministri delle Finanze della zona euro discutere su «come procedere» e che linea assumere con il nuovo governo anti austerity. Uno scenario che per certi aspetti era anche atteso. Il prossimo governo, insistono comunque da Bruxelles, «deve avere in mente l’interesse della Grecia e della società greca e minimizzare i rischi futuri».
La linea è comunque chiara: non si deve in alcun modo drammatizzare. Per l’Ue, lo scenario della Grexit – l’uscita della Grecia dall’euro – è infatti escluso. I partner sono pronti a fare alcune concessioni a un governo a guida Tsipras, in particolare ammorbidendo i termini dell’austerità e prolungando la scadenza del debito detenuto da Bce e Stati membri. Ma la fine pura e semplice dell’austerità e delle riforme, o una ristrutturazione del debito, sono esclusi in maniera categorica. I primi avvertimenti espliciti sono arrivati dalla Germania. E’ «nell’interesse del governo greco fare ciò che è necessario per risolvere i problemi strutturali», ha detto il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann: «spero che il nuovo governo non rimetterà in discussione ciò che ci si aspetta». Per il presidente del gruppo della Cdu al Bundestag, Herbert Reul, uno sconto sul debito è «impensabile».
BRACCIO DI FERRO

Un braccio di ferro rischia di essere controproducente per Tsipras: la zona euro oggi può permettersi l’uscita della Grecia, mentre senza qualche forma di aiuto Atene non può sopravvivere. Il tempo gioca a favore del compromesso. L’estensione tecnica del programma è una formalità che potrebbe essere ottenuta in poche settimane. Ma a luglio il governo di Atene deve fronteggiare un rimborso maggiore del suo debito, che potrebbero portare a un default. «La Grecia ha bisogno di un ombrello», dice la fonte dell’Eurogruppo: per ottenere una linea di credito, un governo Tsipras dovrà accettare alcune condizioni dei creditori internazionali e di sottoporsi al loro controllo.
Il successo di Syriza, per contro, potrebbe rafforzare in maniera determinante il campo dei governi che chiedono più margine di bilancio perché l’austerità eccessiva favorisce le forze populiste. L’Eurogruppo oggi oltre ad analizzar eil caso Atene, discuterà per la prima volta la comunicazione sulla flessibilità adottata dalla Commissione, che dovrebbe permettere a Italia e Francia di evitare nuove procedure per deficit eccessivo. «La grande maggioranza degli Stati membri non ha sollevato obiezioni», spiega la fonte dell’Eurogruppo. Ma alcuni diranno che la flessibilità «va troppo lontano». La priorità dovrebbe essere data alle riforme, giudicate essenziali per far funzionare il Quantitative Easing della Bce ed uscire dalla crisi.

Il Messaggero