Draghi accelera sui titoli di Stato: acquisti possibili, decisione a breve

MARIO DRAGHI

«La Bce acquisterà anche bond sovrani, se necessario». Non è la prima volta che Mario Draghi si dice pronto a tutto per spegnere il rischio deflazione nell’Ue. Ma è la seconda volta, dopo l’audizione alla commissione Affari monetari del Parlamento europeo di fine novembre, che il numero uno della Banca centrale fa esplicito riferimento all’«acquisto di titoli di Stato». Soprattutto, fa un certo effetto che il presidente usi la stessa parola magica («titoli di Stato») a 24 ore dall’ennesimo dato che scotta sull’inflazione.
I prezzi dell’eurozona, caduti per la prima volta dall’ottobre del 2009 sotto lo zero (a -0,2%), hanno infatti segnato un punto a favore dell’anticipazione del Quantitative easing europeo (piano di acquisto di titoli di Stato), nelle aspettative dei mercati. E se Draghi ha scelto di tornare sull’argomento proprio in questi giorni, non deve essere a caso, fanno notare gli esperti. Gli stessi esperti che ancora prima delle esternazioni di Draghi avevano già modificato le aspettative puntando su una decisione della Bce già nella riunione del 22 gennaio, prima quindi di conoscere l’esito del voto greco (il 25 gennaio) che potrebbe decidere il futuro di Atene nell’euro. A far capire la posta in gioco è anche l’avvertimento arrivato dalla stessa Bce direttamente ad Atene: senza un nuovo accordo con la Troika, Francoforte chiuderà i rubinetti.
LA STRETTA SUI TEMPI

«In queste prime settimane del 2015, il consiglio della Bce esaminerà con attenzione l’impatto avuto dalla misure di stimolo all’economia introdotte nella seconda metà del 2014 e valuterà se variare il tipo e la composizione di queste misure che potrebbero includere anche l’acquisto di bond sovrani», ha scritto nel dettaglio Draghi in risposta a un’interrogazione dell’europarlamentare Luke Flanagan. Una lettera datata martedi 6 gennaio, ma resa pubblica soltanto ieri dall’Eurotower. «Dovesse diventare necessario affrontare ulteriormente i rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione», si legge nella missiva, «il consiglio è unanime nel suo impegno a usare ulteriori strumenti non convenzionali nell’ambito del proprio mandato». Questo «può comportare una modifica dell’entità, del ritmo e della composizione delle misure», aggiunge il governatore Bce. Ma potrebbero anche includere «gli acquisti di una varietà di asset», compresi «i bond sovrani».
Insomma, le parole di Draghi fanno pensare a un’accelerazione delle manovre in atto a Francoforte. Ma sarà il consiglio del 22 gennaio a dire l’ultima parola. E quindi a far capire fino che punto la necessità di accelerare i tempi sull’acquisto di titoli di Stato possa prevalere sull’esigenza di non condizionare il voto di Atene. È più temibile uno scossone sui mercati, delusi dall’attendismo della Bce, o preoccupa di più una decisione che, mettendo in sicurezza l’Europa, rischia di favorire una vittoria della sinistra antieruopeista di Alexis Tsipras che minaccia si strappare gli accordi sul debito con l’Europa? Il compromesso si giocherà probabilmente sull’annuncio di un piano in più fasi.
Nel frattempo Draghi è stato chiaro nei confronti di Atene. L’accesso delle banche greche ai fondi di Francoforte continuerà solo dopo una «conclusione positiva dell’attuale programma di salvataggio e di un successivo accordo con la Troika per estendere il sostegno finanziario», ha fatto sapere l’istituto per bocca del suo portavoce. E’ più di un avvertimento al Paese ellenico, che ha il 60% dei suoi debiti proprio nei confronti dell’Ue, mentre sullo sfondo sono in pieno svolgimento i negoziati per arrivare a un compromesso Berlino-Atene.
Per il resto, il presidente Bce ha approfittato anche per ribadire il punto sul rigore nel rispetto dei paletti Ue. «A fronte della debolezza dell’economia europea, le politiche di bilancio dovrebbero favorire la ripresa, assicurando tuttavia la sostenibilità del debito in conformità con il Patto di stabilità e crescita», ha scritto a due parlamentari del Movimento 5 Stelle, Marco Valli e Marco Zanni. Infine un passaggio sugli stress test sulle banche. «Un esercizio accurato e rigoroso», scrive il presidente della Bce, «che ha considerato nella valutazione approfondita anche i rischi connessi ai derivati». Un modo, in verità poco convincente, per rispondere alle polemiche sullo scarso peso dato ai derivati che avrebbe favorito la Germania.

Il Messaggero