Doria si confida con Renzi, il Pd si aspetta il passo indietro

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Il momento più atteso dalla politica cittadina arriva poco dopo le 21,20.

Dieci minuti, ma cruciali per il futuro della città.

Il premier Matteo Renzi ha appena finito il suo discorso nella sala della Prefettura di fronte a tutti i sindaci della Città metropolitana, al presidente della Regione Giovanni Toti, al prefetto Fiamma Spena e al ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Quando lo sciame di fasce tricolori inizia a uscire fuori dal palazzo di largo Lanfranco, solo un sindaco rimane dentro, con il presidente del Consiglio. È Marco Doria.

In un primo momento i due non erano soli ma con alcuni funzionari governativi del programma Italia Sicura, quello in cui sono compresi tutti i finanziamenti per la messa in sicurezza del Bisagno.

E per qualche minuto anche con il segretario genovese del Pd Alessandro Terrile (che poi è uscito).

Poi, il colloquio a quattr’occhi, blindatissimo anche se breve. Fuori dalla porta della stanzetta, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti in veste di “guardiano ”.

«Col sindaco abbiamo parlato di questi interventi, di soldi per le scuole, di waterfront, delle crisi occupazionali», dirà Renzi intervistato da Primocanale.

Ma cosa si siano detti davvero, in quel faccia a faccia, rimane almeno per ora un mistero. Quello che si sa è che Doria aveva chiesto un incontro a quattr’occhi per discutere di come gestire gli ultimi mesi del suo mandato. E una strategia per il “dopo”.

Al sindaco preme soprattutto che la sua uscita di scena sia ben diversa da quella di Marta Vincenzi o di Claudio Burlando. Sogna un centrosinistra compatto, Doria, e un giudizio positivo sulla sua amministrazione.

Con queste “garanzie”, potrebbe ripercorrere la strada di Giuliano Pisapia e farsi garante della prosecuzione del centrosinistra, ma senza il suo nome, sul quale, ne è ben conscio, il consenso nei partiti non è affatto unanime.

Ma rispetto al caso meneghino a Genova non si vede – ancora – chi possa assumere il ruolo di Beppe Sala. Poteva essere Luca Borzani, ma ha detto di no in tutte le salse.

La strada, comunque, sembra tracciata e l’indicazione dei vertici del Pd è di aspettare tempi e modi di Doria per annunciare il suo “passo di lato”.

Una parte del Pd non crede ancora che il sindaco voglia farsi da parte e anzi, pensa che nel colloquio con Renzi si sia assicurato una riconferma.

Al di là della soddisfazione ufficiale, la visita del premier si è lasciata dietro anche parecchi malumori, per i tempi e i modi del “blitz”.

Anche perché Maurizio Rossi, senatore di Liguria Civica, ha ignorato la presenza, al fianco di Renzi, della ministra della Difesa Roberta Pinotti. Sì che lei abita a Genova, ma il fatto che l’invito non sia stato esteso alla titolare della Difesa non è piaciuto a lei né ai collaboratori.

Così come non si è dimenticato, in via Maragliano e dintorni, come Primocanale avesse sostenuto a spada tratta la candidatura di Sergio Cofferati contro Raffaella Paita.

Storie vecchie e locali, per il premier, che ha accolto l’invito dell’editore-senatore. Il quale si schermisce: «Invito sulla terrazza del grattacielo tutti i grandi personaggi della politica che passano da Genova. Primocanale è autonoma e ha scelto di intervistarlo. Io mi limito a mostrare la bellezza della nostra città agli ospiti che voglio io, visto che non devo seguire alcun protocollo ufficiale. E penso di fare un servizio alla Liguria»

Il Secolo XIX