Dopo l’onda nera, una Costa Azzurra devastata, morti e feriti tra Nizza, Cannes e Antibes

MALTEMPO PIOGGIA 6

La Costa Azzurra devastata, straziata, annichilita: un piccolo tornado, un nubifragio – lo hanno chiamato in vari modi – e quella “onda nera” di cui parlano in tanti, una forza terrificante che ha ucciso almeno 17 persone e ferito una delle zone più belle della Francia. Superando una teoria infinita di auto incolonnate sull’A8 in direzione Marsiglia, si scende per Nizza sotto un sole cocente – una beffa dopo quel che è successo la notte scorsa.

E si passa attraverso pinete allagate, negozi pieni di fango, gente che cammina trascinandosi dietro poche cose, chiuse in teli di fortuna mentre le sirene dei pompiers cercano di far largo ai mezzi che corrono ovunque ci sia bisogno. Antibes, Biot, Cannes, Mandelieu, Vallauris: paesini della Costa Azzurra i cui nomi ricordano la Belle epoque. Devastati dalla furia della pioggia e da quella tromba d’acqua che li ha straziati.

L’onda nera, quella della Brague, ha sommerso tutto e il fango, diluito dalla pioggia, è entrato dovunque devastando e portando via tutto quello che non era afferrato alla terra. Jean Luc avrà si e no 10 anni, e con le gambe magre infilate dentro due stivali di gomma troppo grandi per lui, da stamani cammina per quello che resta di Biot chiamando a squarciagola Jolie, Jolie. La sua cagnetta, una cucciola bionda, è sparita in mezzo al fango.

Ma lui la chiama: «voila – dice con la voce che si rompe – c’est ma petite» e mostra il selfie che si sono fatti, cucciolo lui come lei, poche ore prima dell’orage, della tempesta. Anche suo padre, che non ne lascia la mano nemmeno per un attimo, cerca la sua macchina. Parla con la voce rotta al cellulare: «cerco la macchina, ma tu resta lì».

Biot è uno dei paesini più colpiti e lo vedi arrivando perché il mare ha cambiato improvvisamente colore. Non è più turchese, come a Nizza, è nero. Antibes, poco più in là, le macchine gettate come foglie sulle capanne, roulotte rovesciate, alberi abbattuti. Il parco giochi dei bambini non c’è più, sommerso da un lago di fango. La Croce rossa francese cerca come può di essere un punto d’appoggio per chi è finito fuori casa. Sono quasi cinquemila gli sfollati da ieri notte.

I turisti che affollavano il camping `Le Souri´ hanno occhi grandi e pieni di paura e cercano di arrivare come possono all’aeroporto Cote d’Azur di Nizza. C’è chi aspetta l’autobus che non verrà, chi ha la fortuna di riuscire a trovare un taxi. E chi fa l’autostop: «Della notte appena trascorsa – ha detto Catherine di Allegheny (Usa) raccolta sul ciglio della strada con una borsa e nulla più – ricordo il rumore. Ho pensato che fosse un terremoto, la pioggia cadeva senza smettere mai».

Sorride, o almeno ci prova, e toglie il fango da scarpe che non hanno più nemmeno una forma. Intanto proseguono le ricerche dei dispersi. A sera viene trovata una donna a Mougins, l’auto capovolta nel fiume Frayere a pochi passi dal boulevard. Sono tanti e soprattutto sono tanti anziani quelli morti chiusi nelle macchine. Affogati, nell’acqua e nel fango. Una cosa che porta il presidente del Dipartimento Alpi Marittima e chiedere: «Ma perché hanno pensato più alla loro auto che alla vita?».

«Ma non c’era via d’uscita» ha detto Sylvie, di Biot, la cui brasserie comprata prima dell’estate è andata distrutta. L’acqua non perdona, e nemmeno il fango. Padre Angel non tira più su nemmeno la tonaca. Sorride, ed è l’unico, quando ti avvicini. Ma ha gli occhi piedi di dolore. Chiede «ma si sa quanti morti sono». «Per adesso sono 17, ma ne cercano altri 5». Si fa il segno della croce, ti dà un buffetto e ti sorride con le lacrime agli occhi, poi guarda in su e si mette a pregare.

Il Secolo XIX