Doping, è caos: ora il Kenya rischia Rio. Bufera sulla Russia: “15 dopati a Sochi”

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Uno scandalo tira l’altro. E’ il titolo della giornata di oggi: le accuse di un doping di stato russo alle olimpiadi di Sochi si sono alternate con l’improvviso riacutizzarsi della crisi keniana. E sì perché ora l’atletica che aveva dominato i Mondiali di Pechino rischia nuovamente l’esclusione da Rio. Esclusione che è ancora all’ordine del giorno per quanto riguarda la Russia: certamente l’apertura del fronte “invernale”, chiamiamolo così, non spinge il partito della riammissione in vista del vertice Iaaf del 17 giugno, quello che dovrà decidere il dentro o fuori dell’atletica russa per le Olimpiadi.

accuse pesanti — Le accuse del New York Times sembrano rubate a un film tipo James Bond o a un romanzo di Le Carrè. L’uomo chiave è Grigory Rodchenkov, il direttore del laboratorio di Mosca che già era finito nell’occhio del ciclone in occasione dei documentari dell’emittente tedesca Ard. Rodchenkov, ora rimosso con la sospensione della struttura decisa dalla Wada, ha confessato in un documentario del regista americano Bryan Fogel, particolari inquietanti sulle modalità con cui erano occultati i test antidoping. In pratica, Rodchenkov, insieme con alcuni funzionari dei servizi segreti russi, avrebbe sostituito di notte i campioni di urina di alcuni atleti russi sottoposti ai test, con altri di urina pulita. “Li sostituimmo – dice Rodchenkov – passandoli perfino attraverso un buco fatto in un muro”. Si arriva addirittura a una stima di 100 contenitori rimpiazzati, una cifra enorme, di fronte allo zero degli atleti russi scoperti positivi. E pensare che il laboratorio di Sochi sembrava una potenza tecnicamente inviolabile. Ma com’è possibile che Rodchenko abbia vuotato il sacco in questo modo spiazzando naturalmente tutte le autorità russe, che hanno preso tempo con la scusa di dover tradurre tutti i contenuti dell’articolo? L’ex direttore del laboratorio, dopo il mistero dei due funzionari dell’antidoping russo trovati senza vita in circostanze ancora da verificare, ha lasciato il Paese e oggi vive a Los Angeles. I particolari della sua testimonianza sono agghiaccianti. Non ci si ferma a Sochi, dove ci sarebbero state 15 medaglie “ripulite” grazie ai blitz notturni raccontati da Rodchenkov, ma addirittura “svariate migliaia di contenitori di test artefatti”.

colpo di scena kenya — Intanto c’è un colpo di scena anche sulla vicenda Kenya. Appena qualche giorno dopo il segnale di “pericolo scampato”, vista l’approvazione della nuova legge antidoping a Nairobi, si riapre la crisi. La Wada, su raccomandazione del suo comitato di esperti, ha dichiarato il paese leader del mezzofondo mondiale, “non conforme”. La nuova legislazione, infatti, non è stata dichiarata in linea. In pratica, non è stata giudicata sufficiente rispetto ai parametri richiesti dall’Agenzia Mondiale Antidoping. E ora, per David Rudisha e i suoi compagni, ricompare il fantasma dell’esclusione dalle Olimpiadi.

La Gazzetta dello Sport