Divorzio in sei mesi, oggi il sì alla legge

LEGGE

È il giorno del divorzio breve: l’aula di Montecitorio, a un anno dall’approvazione del testo in prima lettura, oggi dovrebbe dire l’ultimo “sì” al testo che, dopo 45 anni, cambia le regole per sciogliere il matrimonio, riducendo il termine di separazione ininterrotta tra i coniugi, da tre anni a dodici mesi nei casi di separazione giudiziale, e a sei mesi in quella di separazione consensuale, a decorrere dalla data di comparizione dei coniugi davanti al presidente del Tribunale. Ieri è cominciata la discussione generale, ma il voto finale è previsto in giornata, visto che sono stati presentati solamente tre emendamenti, segno che la maggioranza che approverà il testo sarà assai ampia.
RIDURRE LA CONFLITTUALITÀ«È un provvedimento che rivoluzionerà il divorzio e che è atteso da anni da tanti cittadini, per ridurre quella conflittualità tra i coniugi di cui spesso pagano lo scotto i figli», ha spiegato la relatrice democratica Alessia Morani, mentre il collega forzista Luca D’Alessandro, che con lei ha curato il dossier, interverrà oggi a nome del suo partito. E che, un po’ scaramanticamente, attende il “visto si stampi” del Parlamento per esultare. «È un provvedimento dalla portata enorme, se pensiamo a tutte le volte che si è provato a cambiare il divorzio e a tutte le volte che questa riforma è stata nascosta in qualche cassetto. Insomma, un successo nell’interesse dei cittadini», ha commentato, sottolineando l’ottima collaborazione instaurata su questo tema, con partiti generalmente avversi.
A cominciare dal Pd, a nome del quale ieri in aula è intervenuta Fabrizia Giuliani: «La richiesta di contrastare i tempi lunghi del divorzio non ha nulla a che vedere con una spinta alla dissoluzione e deresponsabilizzazione o al contrasto all’istituto del matrimonio o della famiglia», ha dichiarato, insistendo sul fatto che «investire sulla libertà e sulla responsabilità, porta a rafforzare i legami, non a distruggerli», e che «il divorzio ha reso più consapevoli le unioni».
D’altra parte, ha ricordato, la legge sul divorzio risale al 1970, quando «il Paese era fondato su altri equilibri sociali», mentre oggi «un numero sempre maggiore di italiani va all’estero per ridurre tempi e costi del divorzio». E, in effetti, in Europa per divorziare in media servono sei o sette mesi, fatta esclusione per l’Irlanda del Nord, Malta e la Polonia: «In Francia, nei casi consensuali, non è previsto alcun tipo di separazione; in Gran Bretagna il giudice può dichiarare immediatamente il divorzio se verifica conflittualità irreversibili, favorendo così la riduzione delle violenze domestiche».
L’auspicio del Pd, dunque, è di ottenere un consenso ampio e trasversale. Anche i grillini, stavolta, voteranno con la maggioranza: «Il M5s ha dato il suo contributo positivo e propositivo, sia alla Camera che al Senato, e quindi è anche una nostra vittoria se questa proposta verrà approvata così, con questo testo. Andiamo ad approvare una legge di civiltà, a dimostrazione che non diciamo sempre ‘no’ e decidiamo sulla base delle proposte concrete», ha detto Vittorio Ferraresi, intervenendo nella discussione generale.
I CONTRARIContro, a conti fatti, dovrebbero votare solamente la Lega e una parte di Area popolare che, comunque, ha lasciato libertà di coscienza ai suoi parlamentari. Che, comunque, come sottolineato da Alessandro Pagano (annunciando anche il suo voto contrario), in Senato si sono «intestati, vincendola, la battaglia contro la coincidenza assoluta tra separazione e divorzio». Così come avvenuto in prima lettura, però, una parte dei popolari esprimerà il proprio dissenso verso «argomenti futili, frutto del momento storico e che mirano a destrutturare i cardini di questa società».
Un dibattito destinato a crescere di intensità, visto che proprio la piddina Giuliani ha parlato di un «ulteriore tassello in materia di diritti civili», messo al suo posto durante questa legislatura, annunciandone «altri e molto rilevanti come le unioni civili», provvedimenti che «dimostrano la ritrovata capacità della politica di leggere la società, e il superamento del bipolarismo etico che l’Italia ha pagato a caro prezzo».

Il Messaggero