Disoccupazione, nuovo record: 13% I senza lavoro sono 3,3 milioni

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Lo avevano previsto, praticamente tutte le più autorevoli istituzioni italiane e internazionali. Ma restava la speranza di un errore collettivo, di un inaspettato e salutare colpo di vento in grado di far gonfiare le vele e iniziare a portare la barca lontana dalla tempesta. Purtroppo non è andata così: la disoccupazione in Italia a febbraio ha raggiunto quota 13% (+1,1% su base annua), un livello mai toccato da quando l’Istat ha iniziato sia le rilevazioni mensili (2004) che quelle trimestrali (1977).
A bordo del barcone Italia ci sono ormai tre milioni e 307.000 disoccupati che non riescono a vedere neanche l’ombra lontana di una spiaggia su cui approdare. In un anno – fa sapere l’Istat – il numero di chi un’occupazione ce l’ha, si è drasticamente ridotto: 365.000 in meno. Il conto è facile: in media ogni giorno dell’anno, festivi e domeniche comprese, l’Italia ha perso mille posti di lavoro. Una situazione «sconvolgente» commenta il premier Renzi, rincarando quell’aggettivo «allucinante» utilizzato per i dati di gennaio, quando la disoccupazione aveva toccato un altro record al 12,9% e ci si augurava fosse l’ultimo. Sconvolto ma non abbattuto. Con le sue ricette – assicura il premier in trasferta a Londra – il dato sulla disoccupazione «tornerà sotto doppia cifra». A invarianza di forze lavoro, scendere anche di un soffio sotto il 10%, significa resuscitare 780.000 posti di lavoro. «È un obiettivo che possiamo raggiungere» dice convinto il premier. Più tardi indicherà anche l’orizzonte temporale: entro il 2018.
BLOCCARE L’EMORRAGIA

Nell’anno invece – come ha più volte detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che definisce il dato di febbraio «allineato alle previsioni» – bene che ci vada possiamo iniziare a bloccare l’emorragia. «Il 2014 continuerà ad essere un anno in cui la coda velenosa della crisi si incrocerà con auspicabili fenomeni positivi, grazie ai quali il numero di disoccupati sarà ancora negativo ma minore di quello di oggi» spiega Poletti. E non è nemmeno detto che qualche goccia di sangue non esca ancora. Continua il ministro: «Statisticamente peserà il bacino dei lavoratori oggi coperti da ammortizzatori sociali ma collegati a imprese già morte: è un dato inevitabile».
Nel frattempo anche il dato di febbraio conferma che la situazione più difficile è quella dei giovani. Il 42,3% tra quelli che si ritengono pronti per lavorare e cercano attivamente, non trova nulla. Non inganni la percentuale in lieve miglioramento rispetto a gennaio (-0,1%), su base annua il dato è aumentato del 3,6%. E anche guardando l’altra faccia della medaglia, quella che rappresenta gli under 25 ”fortunati“ perché un impiego ce l’hanno, sono evidenti i peggioramenti: i giovani tra i 15 e i 24 anni occupati a febbraio erano 923.000, l’1,4% in meno rispetto al mese precedente, addirittura il 10,4% su base annua. Che in termini assoluti significa una perdita di 107 mila posti. È l’intera torta che è diventata più piccola: il tasso di occupazione generale è al 55,2%, riportandoci indietro di 14 anni, al Duemila. Praticamente solo un italiano su due, tra i 15 e 64 anni, ha un impiego.
«Non basta dirsi sconvolti» osserva il numero uno Cisl, Raffaele Bonanni. Che aggiunge: «Il lavoro non si crea né con le leggi né con i proclami. Occorre sbloccare i fattori che ostacolano gli investimenti come l’energia troppo cara, le tasse fuori controllo, le infrastrutture, la giustizia civile lenta, e incentivare fiscalmente gli accordi tra le parti sociali». Per il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy, servono «politiche antirecessive» e quindi: «Meno tasse, più opere pubbliche, il bisturi per semplificare il sovrabbondante sistema istituzionale, e occorre far partire prestissimo il programma Garanzia Giovani ancora in ritardo». Sulle misure per i giovani si concentra anche la Cgil che chiede, per finanziarle, «una patrimoniale» e insiste nelle critiche al decreto lavoro. Esattamente il contrario di quanto auspica la Confcommercio, secondo cui invece le nuove norme su contratti a termine e apprendistato «favoriranno le assunzioni».

Il Messaggero