Disoccupati al record storico ma si ferma la discesa del Pil

Giuliano Poletti

ROMA La disoccupazione tocca il suo massimo dal 1977 («in sei anni il Paese ha perso un milione di posti di lavoro e ci vuole tempo per recuperare» ha commentato il premier Renzi) e il Pil rallenta la sua caduta ma non abbastanza da sciogliere il ghiaccio della stagnazione. L’Istat tira due secchiate d’acqua gelida sull’Italia. È soprattutto l’emergenza lavoro ad angosciare. Il tasso di disoccupazione ad ottobre è arrivato al 13,2%, in aumento dello 0,3% rispetto al mese precedente e di un punto nell’arco di un anno. Le serie storiche dell’Istat sugli occupati parlano chiaro. A febbraio 2014 c’erano 22 milioni e 323 mila occupati, passati poi a 22 milioni e 405 mila a marzo. Adesso siamo a quota 22 milioni e 374 mila e, in valore assoluto, l’Istat rileva che gli occupati di ottobre sono scesi rispetto a settembre di 55 mila unità. In aumento i disoccupati, pari a 3 milioni e 410 mila persone, che fanno in un mese 90 mila unità in più (+2,7%), mentre rispetto a ottobre 2013 sono cresciuti di 286 mila unità. L’incremento positivo è quello della forza lavoro, salita di oltre 200mila unità rispetto allo scorso febbraio. Il tasso raggiunto dai senza lavoro riporta le lancette dell’orologio del Paese a 35 anni quando fu raggiunto il massimo storico. Per scorgere qualche segnale positivo occorre analizzare i dati sul terzo trimestre, una fase nella quale è tornato a crescere il numero di occupati (+0,5%, pari a 122 mila unità in un anno). Un dato che ha indotto Renzi ad affermare che «il tasso di disoccupazione preoccupa ma, guardando i numeri, gli occupati stanno crescendo. Da quando siamo al governo ci sono più di 100 mila posti di lavoro in più». Ancora drammatici i dati sulla disoccupazione giovanile, salita al 43,3%, in aumento dello 0,6% rispetto al mese precedente e di 1,9 punti nel confronto tendenziale.
MENO PRECARIATO
Per cercare di mitigare questa collana di dati negativi («i segnali di ripresa fanno i conti con la coda di una lunga crisi» ha riconosciuto il ministro del Lavoro Giuliano Poletti) il governo ha reso noto che nel terzo trimestre del 2014, c’è stato un «andamento positivo dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, pari ad oltre 400 mila nuovi contratti, con un aumento del 7,1% rispetto ad un anno prima». Nella serata di ieri, poi, l’Istat ha certificato che la fase finale dell’anno non cambierà il quadro economico generale dell’economia italiana, che chiuderà il 2014 in calo dello 0,3%. «La stagnazione proseguirà per il quarto trimestre del 2014 – ha indicato l’istituto – e la variazione congiunturale del Pil prevista per il quarto trimestre è 0%». Sul fronte dei prezzi l’inflazione acquisita per il 2014 scende allo 0,2% dallo 0,3% di ottobre. Ma secondo le stime di novembre l’inflazione è per il secondo mese consecutivo sopra lo 0 con un +0,2% tendenziale. Un elemento che, a giudizio dell’Istat, allontana la deflazione.

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