Diritti civili, Pascale spacca Forza Italia

PASCALE

ROMA Galeotta fu Francesca: alla fine, chi l’ha dura la vince. L’intervento della compagna di Silvio Berlusconi, Francesca Pascale, alla serata conclusiva del Gay Village capitolino, ha segnato il disgelo azzurro con il mondo gay. E pure la normalizzazione dei rapporti tra la fidanzata di Arcore e l’ex prediletta del Cavaliere, Mara Carfagna. Che sarebbe destinata a guidare il dipartimento Diritti civili di Forza Italia. Negli ultimi due anni, l’insofferenza reciproca tra le due, è stato uno dei gossip preferiti nei palazzi del centrodestra. E per questo il contropiede di Pascale, che ha annunciato la nomina della ex ministra delle Pari Opportunità, in anteprima, alla festa romana, è risultato ancora più efficace.
LA CONFERMA
Soprattutto visto che a confermarlo alla padrona di casa del Village, Vladimir Luxuria, è stato lo stesso Berlusconi, durante una «cordiale e simpatica telefonata”». A fare da ponte tra i due, cancellando il vecchio machismo berlusconiano in favore di un colloquio franco e alla pari, ancora una volta è stata Francesca. «Me l’ha passato lei al telefono – ha raccontato Luxuria – Berlusconi mi ha ringraziato per l’ospitalità con cui abbiamo ricevuto la sua compagna e mi ha invitata a pranzo per poterci conoscere personalmente. Alla fine mi ha chiamata “onorevole Luxuria”. Anche lei lo è, ho replicato. “Purtroppo non è così”, ha ribattuto Berlusconi, visto che il seggio da senatore me lo hanno tolto». Mandati in soffita gli steccati, almeno per ora, quel che conta per Luxuria, è l’imminenza dell’istituzione del nuovo Dipartimento, in casa forzista.
LE DIVISIONI
Poco importa se è già oggetto di critiche. Già, perché l’attivismo di Francesca sta spaccando il partito. Certo, sabato si è messa in moto la macchina del consenso azzurro, e le agenzie hanno battuto un profluvio di dichiarazioni a favore della scelta di Pascale, arrivata a parlare di un “sì” a matrimoni e adozioni gay. Da Michela Brambilla ad Annamaria Bernini, dalla stessa Carfagna a Micaela Biancofiore. L’ultimo in ordine di apparizione, ieri, è stato il coordinatore forzista siciliano Vincenzo Gibino: «Basta nascondere la testa sotto la sabbia, i diritti civili sono principio irrinunciabile per chiunque si professi liberale e creda nella democrazia». Parole che, però, non hanno scalfito la convinzione di chi, nel centrodestra, crede che si stia varcando una soglia da evitare. Come Maurizio Gasparri o Daniela Santanchè. E l’ex compagno di partito Angelino Alfano, leader del Nuovo centrodestra che Berlusconi vorrebbe fagocitare, che ha immediatamente colto la palla al balzo: «Io se mi impegno nelle istituzioni lo faccio perché credo nella famiglia e in alcuni valori e non li cambio per convenienza».
Certo è che se Pascale è riuscita a sorpassare a sinistra lo stesso Matteo Renzi (che ieri a Che tempo che fa ha proposto la legge tedesca sulle unioni di fatto e la cittadinanza ai figli degli immigrati che frequentano le scuole), il suo capolavoro è stato lo sdoganamento di Carfagna. «E’ stata la migliore ministra delle Pari opportunità della storia della Repubblica», giurava ancora ieri. Non un cenno a vecchie gelosie, non appunto al sostegno che la campana ha dato al ribelle Raffaele Fitto, tanto da essere emarginata dal cerchio magico di Berlusconi. Il suo purgatorio parrebbe finito, con il nuovo incarico. Parrebbe. Perché, secondo i maligni, sarà sotto tutela della sua vecchia rivale.

IL MESSAGGERO