Diffidate di ‘sentiamoci’. E’ una parola orrenda!

Massimo Persotti

‘La accendiamo?’ non è solo una formula da quiz televisivo, ma è ormai diventata anche una espressione entrata nel linguaggio corrente. Lo possiamo dire? E’ veramente una espressione orrenda.

Non è la sola, anzi. Di esempi così, ce ne sono a bizzeffe: anglicismi, lingua di plastica, termini usato in modo non corretto. 

Vincenzo Ostuni, editor di professione, è ormai per tutti il ‘collezionista di parole orrende’, una missione-gioco che ha coinvolto amici e followers su Facebook e Twitter. Attraverso l’hastag #paroleorrende, Ostuni ha fin qui raccolto oltre 1500 casi.

“Tutto è nato casualmente una sera chiacchierando con due amiche a cena – racconta Ostuni al Salvalingua – La prima ‘parola orrenda’ è stata insalatona, in giro per l’Italia c’è una inflazione di insalatone”. E proprio l’aspetto inflazionistico è una caratteristica dominante delle ‘parole orrende’.

“Quasi nessuna parola è orrenda di per sè, diventano tali quando se ne fa un abuso o un uso eccessivo. Non ce ne accorgiamo, ma ciascuno di noi, spesso inconsapevolmente, cade nella trappola delle ‘parole orrende’”.

Sui social, gli ultimi esempi di ‘parole orrende’ segnalate abbracciano i campi più svariati. Già cenati/pranzati, fare serata, sul pezzo … Ma ci sono anche anglicismi (spending review, workshop, followami) o parole sulla cui correttezza si discute da sempre (assolutamente, piuttosto che).

Una delle categorie più fastidiose è rappresentata dalla nuova cortesia sociale. Qualche esempio? “Pensate alla formula ‘sentiamoci’, che equivale a dire: chiamami tu che io non ne ho proprio voglia. Oppure, buon tutto”. Termini o locuzioni terribilmente vuote. In breve, #paroleorrende.

Ascolta l’intervista a Vincenzo Ostuni