“Di padre in figlio”: festa e commozione all’Olimpico, in sessantamila per ricordare il primo scudetto

NESTA_LAZIO

Si respira un’aria diversa dal solito intorno all’Olimpico. Ovunque ti volti, vedi occhi lucidi e quasi la senti la pelle d’oca, tutti travolti da un misto di nostalgia, passione, commozione e amore per i colori biancocelesti. Già, amore. È quello che ha spinto oltre 65mila persone a riempire lo stadio. Scenografie da urlo sia in Curva Nord che in Curva Maestrelli, un colpo d’occhio così era da tempo che non si vedeva. Circa dieci anni, dai tempi dell’ultimo scudetto laziale. Era il 2000 e a quei tempi vedere l’Olimpico pieno era consuetudine. Un po’ meno oggi, con la crisi di affluenza che colpisce praticamente tutti gli stadi europei (vedi partite di Champions con stadio mezzo vuoto) e la Lazio in particolare. Già, perché nella Roma biancoceleste ormai c’è un tifo di nicchia, per pochi intimi. Poco meno di diecimila persona, in media, hanno assistito alle ultime partite di campionato della squadra di Reja. Colpa dei risultati non certo esaltanti e, soprattutto, della contestazione nei confronti del presidente Lotito. Storia nota, ormai. 

Ma questa sera c’è poco spazio per le proteste. Nella manifestazione “Di Padre in Figlio”, si festeggia un evento che ha cambiato per sempre la storia della Lazio: i quarant’anni del primo scudetto, quello del 1974. Quello di Maestrelli, Chinaglia, Wilson e tutto il resto di quella banda di matti che ha permesso al club più antico della Capitale di riscattare una storia calcistica fino a quel momento priva di grandi acuti. Ma non è stato tanto il titolo in sé per sé a far imprimere in maniera indelebile quelle immagini nel cuore dei tifosi. Il 12 maggio 1974 ha dato orgoglio e fierezza a una tifoseria, ha dato valore al concetto di “lazialità”, incarnata alla perfezione da quella squadra “calci e pistole”. Emozioni, sono quelle che adesso muovono i tifosi. Si è visto sabato scorso in occasione dell’addio al calcio di Javier Zanetti, si vede anche oggi, in questa serata magica, per celebrare in un “semplice” triangolare una vittoria di quarant’anni fa. Inevitabile una risposta così calorosa all’appello di Pino Wilson e Giancarlo Oddi, colonne della difesa di quella Lazio eroica e principali organizzatori di questo evento. “Di Padre in Figlio”, proprio per far capire il filo conduttore biancoceleste che lega le diverse epoche rappresentate in campo dai tanti interpreti che hanno raccolto l’invito. 

Ci sono un po’ tutti: da Nesta a Signori, da Wilson a Sosa, da Mancini a Casiraghi. Vederli tutti insieme in campo fa un certo effetto. Giocatori che hanno scritto pagine di storia di questo club. Ci sono anche i figli o i parenti di altri protagonisti che purtroppo non ci sono più, come ad esempio George Chinaglia e Stefano Re Cecconi. E non si parla solo di calcio: sul campo sfilano le sezioni della Polisportiva Lazio, la più grande d’Europa. Ce n’è per tutti i gusti, insomma. C’è da scommetterci: sono oltre 65mila, ma sono rimasti tutti ampiamente soddisfatti e commossi. Perché uno stadio completamente colorato di biancoceleste significa quest’aria diversa piace tanto. È quella dello sport vero, della pura passione.

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